“Mio fratello che guardi il mondo”, quel Fossati sempre attuale

È bene che in questo tempo, di paura dilagante, diffidenza e ostilità, risuonino le parole e la melodia di questo sguardo poetico verso l’alto

Quando passano gli anni, tanti, e sentiamo una canzone nuovamente riproposta su un palcoscenico da un grande o da una grande artista, e ci infonde ancora emozione, e scatena l’applauso, vuole dire che quella canzone ha fatto centro. Non è invecchiata. Ha la giovinezza della poesia e dell’armonia, del giusto verso delle cose, del sapore della speranza, anche se parla di situazioni tristi o drammatiche.

È il caso di “Mio fratello che guardi il mondo”, che abbiamo riascoltato qualche mese fa a un concerto di Fiorella Mannoia. Da quando Ivano Fossati la scrisse è passato più o meno un quarto di secolo ma resta di un’attualità straordinaria. «Mio fratello che guardi il mondo / e il mondo non somiglia a te / mio fratello che guardi il cielo / e il cielo non ti guarda. / Se c’è una strada sotto il mare / prima o poi ci troverà / se non c’è strada dentro al cuore degli altri / prima o poi si traccerà».

«Da molti – disse l’autore – è stata intesa come una riflessione sul mondo degli extracomunitari. È un’interpretazione che ci può anche stare. Per me rifletteva in maniera più generale la difficile convivenza con la diversità. La strada della speranza è sempre aperta, la possiamo trovare. O meglio: è la strada che troverà noi». E allora, è bene che proprio in questo tempo, di paura dilagante, di diffidenza e di ostilità, di intolleranze e chiusure, di morti nei mari e di fughe tra i confini, di ingiustizie e discriminazioni sul lavoro, risuonino le parole e la melodia di questo sguardo poetico verso l’altro.

«Sono nato e ho lavorato in ogni paese e ho difeso con fatica la mia dignità. Sono nato e sono morto in ogni paese e ho camminato in ogni strada del mondo che vedi». Dignità e speranza. Cammino, soprattutto. Quello faticoso di chi vede violata la propria umanità e quello di chi è chiamato a fare i conti con le proprie chiusure. Su quella strada che «prima o poi si traccerà».

 

18 settembre 2018