Musei, il Maxxi riparte dai giovani

Intervista a Bartolomeo Pietromarchi, dal 2016 direttore sezione Arte. Riapertura graduale, a partire dalla mostra su Gio Ponti, visitabile per due weekend

Costretti a reinventarsi a causa della chiusura dovuta all’emergenza coronavirus, i musei hanno saputo mettere a frutto anche sul web la propria creatività. «Eravamo il museo più social già prima del lockdown. Quindi una parte sostanziale di questa strada intrapresa rimarrà. I due strumenti, il virtuale e il fisico, andranno sempre più di pari passo: l’uno alimenterà l’altro, e viceversa». Critico e curatore d’arte, Bartolomeo Pietromarchi – che dal 2016 dirige il Maxxi Arte di Roma – non ha dubbi: «È questa la strategia vincente». Primo museo nazionale dedicato alla creatività contemporanea, il Maxxi è stato concepito nel 2010 dall’architetto Zaha Hadid su uno spazio di 29mila metri quadrati: abbastanza per poter pensare ad una sua riapertura in sicurezza.

Dal 18 maggio gli spazi museali potranno tornare ad accogliere il pubblico. Come sarà la riapertura del Maxxi?

Bartolomeo Pietromarchi
Bartolomeo Pietromarchi

Sarà fatta in maniera graduale, iniziando dalla mostra “Gio Ponti. Amare l’architettura” che era già in corso. Sarà visitabile per due weekend, quello del 22 e quello del 29 maggio, con un sistema di prenotazione online e con turni a fasce orarie. Ovviamente è solo un segnale e non una vera riapertura, però è un test. Dopodiché, se tutto va bene, il secondo appuntamento ci sarà il 2 giugno. Per la Festa della Repubblica riaprirà la mostra “Real_Italy” che espone i lavori dei 13 artisti italiani vincitori delle prime due edizioni 2017 dell’Italian Council, il programma dedicato all’arte contemporanea ideato dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Mibact. Il 18 giugno toccherà alla mostra “At Home”, con il nuovo allestimento della collezione di architettura del Maxxi, che racconta l’evoluzione del concetto dell’abitare.

Sul fronte della sicurezza come vi state preparando?
Stiamo adottando tutte le prescrizioni: dalle mascherine al termoscanner, sia per il personale di lavoro che per i visitatori. Ovviamente distanza di sicurezza, sanificazione quotidiana di tutti gli ambienti. E anche la previsione di postazioni per l’igienizzazione delle mani.

A causa dei maggiori costi, a cui va ad aggiungersi una riduzione dell’affluenza, è ipotizzabile un aumento del prezzo del biglietto?
Per il momento no. Anzi, proprio perché ci rendiamo conto che il momento è estremamente difficile per tutti, abbiamo lanciato il biglietto “Open”, cioè un biglietto speciale del costo di 5 euro, acquistabile fino al 31 maggio ma spendibile entro la fine del 2020.

Date le limitazioni agli spostamenti e l’inevitabile calo dei flussi turistici, ci sarà un nuovo dialogo con la realtà locale?
Sì, certo. Ad esempio dal 19 maggio riaprirà la biblioteca del museo e verrà lanciato il progetto Maxxi Teen rivolto agli studenti delle secondarie che potranno venire a seguire qui, con il proprio portatile, le lezioni online della loro scuola. Sempre nel rispetto delle turnazioni e occupando postazioni di studio appositamente predisposte, proveremo un graduale ritorno alla socialità fisica. Dunque si riparte dai giovani, ai quali proporremo attività e strumenti educativi. Ad esempio degli incontri, tenuti online dal personale del Dipartimento Educazione del Maxxi, su tutte le mostre in programma, comprese quelle che apriranno a settembre, come il nuovo allestimento della collezione “Senzamargine” che espone una serie di installazioni ambientali realizzate a cavallo del millennio da alcuni grandi maestri italiani come, ad esempio, Carla Accardi o Mario Schifano a cui abbiamo voluto dare onore nel decennale di fondazione del Maxxi.

La mostra “Una storia per il futuro”, che ripercorre appunto i 10 anni di vita del Maxxi, è stata concepita quando quel futuro a cui accenna non era immaginabile. È stato necessario ripensarla per tenere conto di quanto è accaduto?
Sì. Poiché non è semplicemente uno sguardo retrospettivo, la mostra è stata arricchita delle riflessioni fatte in questi anni dagli artisti in merito a questioni che sono diventate di estrema attualità come, ad esempio, le relazioni con le nuove tecnologie, l’ecologia, il problema della socialità e dell’isolamento.

L’emergenza sanitaria ha costretto anche i musei a dare un’enorme spinta alla digitalizzazione.
Essendo un museo di arte contemporanea ci è venuto abbastanza facile trasferirci online con un vero e proprio palinsesto, “Liberi di uscire con il pensiero”, fatto di tre appuntamenti giornalieri con vari momenti live e alcuni registrati. La Rete ci ha premiato, avendo raggiunto in questi due mesi circa 12 milioni di visualizzazioni. Il Maxxi è stato in assoluto, in Italia, il più visitato tra tutti i musei, sia pubblici che privati.

18 maggio 2020