“Naufragi di Stato”, la protesta della rete “Restiamo umani”

Circa 50 gli attivisti della rete #Restiamoumani che si sono incatenati davanti all’entrata del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per una protesta pacifica e non violenta «contro la politica dell’attuale governo»

“Naufragi di Stato”. Recitava così lo striscione dietro al quale questa mattina, mercoledì 11 luglio, una cinquantina di attivisti della rete Restiamo Umani – che raccoglie diverse associazioni che si battono per la difesa dei diritti umani – si sono incatenati alla scalinata di ingresso del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in via Nomentana. Indosso, giubbotti di salvataggio e salvagenti. Sui cartelli, le scritte “Obbligo di soccorso”, “Diritti annegati”, “Umani”.

Tra le persone intervenute a portare solidarietà anche il presidente dell’Unar Luigi Manconi, il fumettista Zerocalcare e i rappresentanti di alcune ong tra cui Sea Watch e Open Arms. Insieme per protestare in modo pacifico e non violento contro la politica dell’attuale governo che, con la connivenza dell’Ue, sta causando l’aumento esponenziale del numero di persone che muoiono in mare nel tentativo di raggiungere le coste europee», hanno spiegato gli attivisti. «Il Mediterraneo – dichiarano in una nota – è ogni giorno di più teatro di stragi, con centinaia di persone annegate. Riteniamo che lo Stato italiano e l’Unione europea siano responsabili di queste morti, che si possono evitare con la presenza di assetti preposti al soccorso, con l’impegno alla creazione di vie legali e sicure per la migrazione, con un’equa distribuzione su scala europea degli sforzi volti a un’adeguata ricezione e accoglienza delle persone in arrivo».

Per i manifestanti in protesta davanti al ministero, «bisogna porre subito un freno all’istituzionalizzazione dell’omissione di soccorso e del reato di solidarietà. L’Italia e l’Europa – sostengono – non possono lasciar annegare persone in mare, soprattutto perché l’obbligo di soccorso, sancito dall’articolo 98 della Convenzione Onu sul Diritto del Mare, è il principio chiave del diritto della navigazione e un dovere statuale, messo in atto attraverso la persona del Capitano a bordo della nave chiamata a intervenire, per compiere un imprescindibile atto di solidarietà: tendere una mano, il fondamento della legge tacita dei marinai».

Stando ai dati Unhcr, hanno ricordato, dal mese di giugno muore in mare 1 persona su 7. «Oggi – ha spiegato Giorgia Linardi di Sea Watch – queste persone sono qui per mostrare indignazione rispetto al fatto che mentre ci prepariamo ad andare in vacanza poco sotto le nostre coste stiamo lasciando morire sempre più persone affogate. Ormai chiudiamo i porti e vietiamo l’accesso a qualsiasi nave trasporti persone soccorse in condizione di estrema vulnerabilità siano esse navi ong, assetti militari europee o mercantili italiani». Di qui la richiesta della rete Restiamo Umani di aprire i porti italiani alle navi con persone soccorse in mare a bordo, in condizioni di vulnerabilità.

«Il governo italiano – ancora le parole degli attivisti – non può impedire il regolare e legale svolgimento delle operazioni di soccorso, chiudendo i propri porti attraverso dichiarazioni d’intenti su internet, non traducibili in atti ufficiali e non supportate da alcuna base giuridica plausibile». Ma le richieste si allargano anche agli Stati membri dell’Unione europea e ai loro governi, a cominciare da quella di «fermare subito il processo in atto di istituzionalizzazione dell’omissione di soccorso, un dovere universale nonché prescritto dalla legge». Ancora, si chiede che l’Unione si assuma la propria responsabilità in mare, predisponendo assetti con un chiaro mandato di ricerca e soccorso, attraverso una missione Sar europea; che i rappresentanti dei governi europei trovino soluzioni strutturali e non emergenziali, non basate sulla deterrenza ma sulla responsabilità di proteggere i diritti di tutti attraverso l’istituzione di vie legali e sicure per la migrazione.

11 luglio 2018