Omicidio Piscitelli: ergastolo a Calderon. Ma non è mafia
Cioffredi, referente di Libera Lazio: «Sentenza importante ma stupisce il mancato riconoscimento dell’aggravante mafiosa». Annunciato dalla difesa il ricorso in appello
Raul Esteban Calderon – che per l’accusa risponde al nome di Gustavo Alejandro Musumeci – è stato condannato all’ergastolo ieri, 25 marzo, dai giudici della terza corte di assise di Roma per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli, il leader degli Irriducibili della Lazio noto come Diabolik, ucciso con un colpo di pistola alla testa poco prima delle 19 del 7 agosto del 2019, mentre è seduto su una panchina, nel parco degli Acquedotti. Un uomo in tenuta da corsa arriva alle sue spalle, impugnando una pistola e gli spara alla testa a distanza ravvicinata. Piscitelli muore sul colpo. Il killer fugge a piedi.
L’arresto del killer arriva solo nel dicembre 2021, con l’accusa di omicidio aggravato dal metodo mafioso e detenzione abusiva di armi. Il 23 febbraio 2023 si apre il processo, con oltre quaranta udienze e decine di testimoni, che Calderon segue in videocollegamento dal carcere di Larino. Ieri la sentenza, per la quale però la difesa – curata dagli avvocati Gian Domenico Caiazza ed Eleonora Nicla Moiraghi – ha già annunciato il ricorso in appello.
Gianpiero Cioffredi, referente di Libera Lazio, parla di «sentenza importante, ma stupisce – rimarca – il mancato riconoscimento dell’aggravante mafiosa. Le indagini rigorose dell’Arma dei Carabinieri e della Dda di Roma e la stessa evoluzione del processo hanno evidenziato la natura mafiosa dell’omicidio Piscitelli, maturato nell’ambito di un sanguinoso contrasto tra sodalizi criminali per l’approvvigionamento e il controllo delle piazze di spaccio di Roma».
Nell’analisi di Cioffredi, «la stessa modalità dell’omicidio, avvenuto in forma plateale all’interno di un parco pubblico pieno di persone, e la scia di sangue conseguente all’esecuzione di Piscitelli disegnano certamente un contesto di criminalità organizzata riconducibile alla sfera di influenza di Michele Senese. L’ultima inchiesta che ha disarticolato il sodalizio criminale di Molisso-Bennato apre uno scenario che avvicina sempre di più ai mandanti dell’omicidio di Piscitelli», aggiunge.
Dal referente di Libera Lazio anche un apprezzamento «per la condotta coraggiosa dei genitori e dei fratelli di Fabrizio Piscitelli che attraverso un rigoroso e sofferto processo di consapevolezza hanno sostenuto la tesi dell’omicidio mafioso». Lo confermano le parole di Angela Piscitelli, sorella di Diabolik: «Sarebbe stato auspicabile il riconoscimento del metodo mafioso visto che mio fratello è stato descritto come un boss», il suo commento alla sentenza.
26 marzo 2025

