Ostia, i parroci: «Ricostruire il tessuto sociale»

Disagio e paura, generosità e speranza. L’impegno delle parrocchie nelle parole dei sacerdoti attivi sul territorio: «Creare una sinergia che veda insieme operatori, educatori, insegnanti e famiglia»

Recuperare un’identità chiara e uno stile comunitario per una testimonianza audace. Ridare futuro ai giovani e riscoprire una comunicazione autentica. Il riscatto di Ostia passa da qui per i parroci della XXVI prefettura: 250mila abitanti di un territorio balzato alla cronaca ma letto con «velocità indegna», come dicono in tanti. «Una lettura unilaterale, come di un territorio dominato dalla mafia e dalla criminalità. Non mi associo al coro dei catastrofisti», sottolinea monsignor Giovanni Falbo, 50 anni di ministero pastorale, di cui 41 come parroco a Santa Monica, la parrocchia più grande della prefettura, e 35 come prefetto.

«In un ambiente difficile – soprattutto per Ostia Ponente, costituita da famiglie qui trasferite dallo sgombero delle baraccopoli romane degli anni ’70, con una casa popolare, ma senza lavoro, né infrastrutture – l’impegno delle parrocchie e dei sacerdoti è stato costante, nella formazione della gioventù e nella testimonianza della carità andando incontro a tante situazioni di disagio. Oggi», osserva Falbo, «i sacerdoti scarseggiano e diversi sono anziani, sono venuti meno gli istituti religiosi dediti alla carità. Ma negli anni i laici sono cresciuti in responsabilità e testimonianza. L’azione quotidiana e perseverante per diffondere il Vangelo alla lunga si rivelerà più efficace dei fuochi di paglia». Una testimonianza audace che chiede una riscoperta profonda dell’identità cristiana, spesso banalizzata e compromessa. Ne è convinto don Carmelo Di Giovanni, pallottino, parroco a Santa Maria Regina Pacis, per 40 anni cappellano nelle carceri del mondo: «Ad Ostia non ci si conosce. È forte la diffidenza. Lo Stato è debole. Sembra che siamo in pasto a gente prepotente che ha preso in mano la legge dell’uomo e di Dio, lasciandoci indifesi e pieni di paura. Ma ciò che preoccupa è che sono sentimenti percepiti nel mondo cristiano. Sono cristiane spesso le mamme che accompagnano le figlie ad abortire.

L’uomo si è fatto misura del bene e del male.
Dobbiamo recuperare umiltà e senso di fragilità – sottolinea Di Giovanni – e poi un linguaggio adatto all’uomo per comunicare l’arma più forte che esista, il Vangelo, in grado di entrare nelle vite delle persone e rivoluzionarle. Formare vere comunità cristiane, che sanno volersi bene, recuperare l’identità cristiana in una società frantumata e lacerata perché la voce di Dio continua a chiamare un popolo nuovo». Di segni di speranza il territorio è ricco: «Siamo chiamati a leggerli con occhi nuovi e imparare a condividerli», spiega don Plinio Poncina, parroco di Stella Maris. «Ostia è un continuo di cronache bianche. Se vieni al campo della parrocchia vedi l’impegno atletico nelle ore scolastiche dei ragazzi delle scuole superiori adiacenti alla chiesa, senza fumo, bestemmie e parolacce.

Docenti presenti e collaborativi che sanno costruire rapporti familiari. Giovani impegnati in percorsi formativi, scout animati dalla gioia del servizio. Si percepisce quotidianamente la generosità di chi sa condividere con chi è nel bisogno. Rinnovando sguardo e ascolto anche i disagiati ricompongono la loro umanità frammentata». «Seppur confusa e timida è tempo di ripartire dalla domanda di senso», afferma don Salvatore Tanzillo, parroco della comunità più giovane del territorio, quella di Sant’Agostino a Stagni.

«Ricostruire ciò che abbiamo distrutto, l’uomo, fatto di coscienza e di immagine divina, fatto per il bene e l’amore, quello vero. Appariamo tutti un po’ isolati. Serve ritrovare il piacere di vivere insieme, far emergere le potenzialità di ciascuno. In questo le comunità– parrocchie oggi hanno delle grandi opportunità, quelle di ricostruire un tessuto sociale rieducando la persona ad essere se stessa con gli altri». Una crisi che non interessa solo Ostia, «è europea, mondiale», aggiunge don Roberto Visier, spagnolo, dal 2013 parroco a San Nicola di Bari. «Una crisi morale del discernimento di cosa è bene o male. Soprattutto i giovani non sanno che direzione prendere e non ricevono sempre dagli adulti riferimenti e parole chiare. Le potenzialità di accogliere questa ricerca le abbiamo: probabilmente non le stiamo sfruttando bene».

Proprio per i giovani disagiati sogna
una task force specializzata padre Augustine Ugbomah, agostiniano, parroco a Sant’Aurea ad Ostia Antica. «Una sinergia che veda insieme operatori, educatori, insegnanti, istituzioni ma soprattutto le famiglie – auspica –, sempre troppo impegnate a fare altro, abdicando al loro ruolo educativo o riducendolo ad accompagnare i propri figli allo sport». «Per un autentico riscatto dobbiamo restare con Gesù», confida don Josè Vinas Marquez, parroco di San Vincenzo de’ Paoli, comunità ancora in un garage, ad Ostia Ponente, per 10 mila persone. «Allora le otto parrocchie rischieranno di più – conclude Tanzillo -, usciranno per annunciare la Risurrezione appena celebrata, cambiando il territorio e incontrando non concetti ma persone».

9 aprile 2018