Padre Paolo Dall’Oglio e l’intuizione di una «comunità in dialogo»

A 10 anni dal sequestro del gesuita romano a Raqqa, la presentazione del libro di Riccardo Cristiano. L’arcivescovo Mourad: «Ogni testimone della giustizia non muore»

Innamorato dell’Islam, credente in Cristo. È il titolo di uno degli scritti più conosciuti di padre Paolo Dall’Oglio, ma anche l’epigrafe di una intera esistenza, che ancora oggi parla agli uomini e alle donne di ecumenismo e speranza. Ieri, 24 luglio, a dieci anni dal sequestro a Raqqa del gesuita romano, alla Biblioteca Europea di Roma è stato presentato il libro scritto dal giornalista e amico di Dall’Oglio, Riccardo Cristiano, dal titolo “Una mano da sola non applaude. La storia di Paolo Dall’Oglio, letta nell’oggi”. Il volume non è una nuova biografia, ma un “dialogo”, un tentativo di rileggere la sua figura, alla luce delle riflessioni sulle religioni e sui rapporti fra Oriente e Occidente.

«In questi anni – ha iniziato padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli che ha promosso l’iniziativa – il ricordo di Paolo ha consentito di tenere sempre aperta una finestra sulla Siria. La storia del sacerdote è legata intrinsecamente a quella del popolo siriano». Il Paese è ancora oggi, secondo l’ultimo rapporto dell’Unhcr, il primo per numero di persone rifugiate che hanno bisogno di protezione internazionale. «E poi vorrei sottolineare la doppia appartenenza di Paolo, legato al mondo islamico ma credente in Gesù. Questa è una scelta profetica che può diventare una chiave per il nostro futuro, che deve essere pensato in termini di fraternità». E pensava a costruire la comunità universale anche quel 29 luglio 2013 quando, rientrato in Siria per chiedere il rilascio di attivisti siriani prigionieri, fu sequestrato da membri della jihad islamica.

La prefazione del libro, edito da Ancora, è del direttore de La Civiltà Cattolica padre Antonio Spadaro. «Ciò che Paolo voleva costruire è l’amicizia sociale – ha sottolineato Spadaro -. Il libro non è una biografia, ma si concentra sull’impegno per costruire una società libera, democratica e riconciliata». Nella sua missione in Siria, Dall’Oglio «ha sentito l’urgenza di non fallire la propria vita, e allo stesso tempo quella di non fallire la propria morte». È evidente anche «il nesso profondo», ha continuato Spadaro, «tra la Chiesa in uscita, l’ospedale da campo di Papa Francesco e l’esperienza di vita e di fede di Paolo».

A raccontare la quotidianità in Siria del fondatore della comunità monastica cattolico-siriana di Deir Mar Musa, Jacques Mourad, arcivescovo di Homs, Hama e Nebek in Siria e cofondatore con Dall’Oglio della comunità monastica di al-Khalil. «Non è stato un caso – ha esordito – che il Signore mi abbia chiesto di lasciare Aleppo per vivere nel deserto. L’incontro con padre Paolo ha cambiato la mia vita e, anche se è scomparso, non vuol dire che non ci sia più. Oggi noi qui testimoniamo che lui è vivo e presente, nella Chiesa e nel mondo, perché ogni testimone della giustizia non muore». Anche l’imam della Moschea di Roma, Nader Akkad, è nato ad Aleppo, come Mourad. «L’eredita del monaco gesuita – ha sottolineato l’imam – la vedo nell’intuizione di una comunità in dialogo, in cammino. Nella cultura araba l’espressione “una sola mano non applaude” è un proverbio molto importante, perché ci fa ricordare che se vogliamo fare festa una sola mano non è utile, bisogna essere una comunità. Padre Paolo è il dialogo interreligioso incarnato». Per quanto riguarda il capitolo doloroso del rapimento, Akkad trova una risposta nella sua «sete di Ismaele». «Perché Paolo è andato a Raqqa? Per difendere il suo modello di dialogo, perché non era indifferente alle sofferenze degli altri».

L’autore del libro, Cristiano, è anche il fondatore dell’associazione “Giornalisti Amici di Padre Paolo Dall’Oglio”. «Chiunque ha letto “Collera e luce” sa che questo mio volume non è completo – ha evidenziato il giornalista -, mancano le pagine che Paolo indica come testamento, ovvero il desiderio di andare a visitare le fosse comuni al confine tra Libano e Siria. Questa cosa mi ha sempre colpito moltissimo e sempre mi ha fatto riflettere». Alla presentazione, poi, erano presenti anche due sorelle di padre Paolo, Francesca e Immacolata Dall’Oglio. Entrambe hanno sottolineato l’importanza di fare memoria del fratello «in maniera intelligente, proprio perché nulla vada perduto», e la necessità di imparare ad «ascoltare meglio i profeti dell’oggi».  Nelle parole di Immacolata, «qualunque scelta abbia fatto Paolo, l’ha fatta guardando negli occhi i giovani siriani che amava profondamente».

25 luglio 2023