Padre Steglia, «esempio di vita e fede»
Il ricordo del vescovo Salera nella Messa di esequie nella parrocchia della Ferratella, che aveva guidato per pochi mesi nel 2023. Il provinciale dei Rosminiani Adobati: «È stato un frutto di Dio. Nella luce del Padre darà nuovi e più grandi frutti»
«Un esempio di vita cristiana e di fede incrollabile, soprattutto nelle difficoltà di una malattia rapida e letale». Con queste parole il vescovo Daniele Salera ha ricordato padre Michele Botto Steglia, morto prematuramente martedì 26 novembre, all’età di 47 anni, presiedendone i funerali questa mattina, 28 novembre, nella parrocchia dello Spirito Santo alla Ferratella, di cui era stato parroco per pochi mesi nel 2023.
A ricordare la sua figura, durante l’omelia, è stato padre Mario Adobati, provinciale dell’Italia dell’Istituto della Carità – i Rosminiani – e primo vicario parrocchiale quando la parrocchia nacque. Con grandissima commozione il sacerdote ha sottolineato come padre Steglia, anche lui appartenente all’Istituto fondato dal beato Antonio Rosmini, sia riuscito «seppur in pochi mesi a infondere a tutti il profumo del religioso, del sacerdote e del cristiano». Commentando il brano del Vangelo scelto per le esequie, quello del chicco di grano che, morendo, genera frutto, padre Adobati ha spiegato che «ben si addice alla sua vita perché è stato un frutto di Dio, del suo amore, ma ora – ha aggiunto – siamo chiamati a dare una risposta di speranza. La vita di padre Michele è stata proprio come un chicco; ora è nella luce del Padre e proprio per questo darà nuovi e più grandi frutti. I frutti della speranza di una vita vissuta vicino al Signore, accanto agli ultimi, con carità, con fede, con amore verso chi soffre».
Di origini biellesi – era nato a Selve Marcone -, dopo il diploma alla scuola alberghiera aveva deciso di frequentare l’istituto di Scienze religiose a Torino ed era poi entrato a far parte dei Rosminiani nel 2007, famiglia dentro la quale aveva iniziato come vicario parrocchiale responsabile dell’oratorio “Beato Rosmini” a Milano. Nel 2020 i suoi superiori lo vollero come rettore e maestro dei novizi al Sacro monte Calvario di Domodossola, mentre fu anche parroco di Calice. Lo scorso anno, a ottobre, fu in un primo momento destinato al collegio “Rosmini” di Stresa, in veste di vice rettore, per poi essere indirizzato a Roma, nonostante le condizioni di salute gli permisero di rimanervi solo per pochi mesi, per poi cercare di combattere la malattia fino a pochi giorni fa, quando si è spento dopo un ricovero all’ospedale Spallanzani.
Durante le esequie – concelebrate da numerosi sacerdoti, tra i quali anche il Generale dei Rosminiani padre Marco Tanghetti -, il messaggio di cordoglio dalla sua terra natia: «L’intera nostra Comunità – le parole del vicario generale della diocesi di Biella don Paolo Boffa Sandalina -, unitamente al vescovo Roberto Farinella, al vescovo emerito Gabriele Mana e ai confratelli sacerdoti, si unisce nella preghiera per padre Michele e per tutti coloro che attraversano l’ora della sofferenza per la sua dipartita». A ricordarlo anche l’attuale parroco di Spirito Santo, Don Jince Agostino Mathew, che ha ribadito come il suo apporto alla comunità parrocchiale sia stata così intenso che, al di là dei pochi mesi trascorsi, già ha lasciato un ricordo e degli insegnamenti di vita cristiana, di solidarietà e di prossimità indelebili.
La salma di don Michele – che verrà ora traslata a Selve Marcone – riceverà domani, venerdì 29 novembre, alle 10, la benedizione nel locale cimitero, dove verrà tumulata.
28 novembre 2024

