Pakistan: l’impegno di Acs a tutela delle giovani donne

Formalizzato il pacchetto di progetti con la Commissione cattolica per la giustizia e la pace del Paese, contro sequestri, conversioni e matrimoni forzati

Una campagna di protezione delle minorenni e delle giovani donne appartenenti alle minoranze religiose, a cominciare da quella cristiana. La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) e la Commissione cattolica per la giustizia e la pace del Pakistan (Ccjp) hanno formalizzato il pacchetto di progetti che le vede fianco a fianco, contro il fenomeno dei sequestri, delle conversioni e dei matrimoni forzati. Fenomeno che, nelle parole di padre Emmanuel Yousaf, direttore della Ccjp, «ha subito un’accelerazione nel recente passato a causa della mancanza di leggi adeguate e dell’assenza dell’applicazione delle misure di sicurezza esistenti allo scopo di proteggere le giovani minorenni e le donne appartenenti alla comunità delle minoranze religiose».

Lo dimostra  la storia di Huma Younus, rapita quando aveva solo 14 anni. Leggi come il Child Marriage Restraint Act, in vigore nel Sindh dal 2014 con lo scopo di prevenire i matrimoni di ragazze rapite fissando a 18 anni il limite d’età, non hanno impedito ai tribunali di favorire i sequestratori: basandosi su di una sentenza della Corte Suprema relativa ai matrimoni fra musulmani, i giudici Muhammad Iqbal Kalhoro e Irshad Ali Shah nel febbraio 2020 hanno stabilito che Huma si sarebbe convertita all’Islam e, avendo avuto il primo ciclo, il matrimonio con il presunto rapitore Abdul Jabbar era da considerarsi valido.

L’iniziativa assunta dalla Ccjp con il sostegno di Acs prevede l’assistenza legale alle vittime, il confronto con i responsabili politico-istituzionali a vari livelli e una campagna per sensibilizzare l’opinione pubblica. «Alla Ccjp stiamo documentando e monitorando i casi di sequestro, matrimoni e conversioni forzate che si sono verificati ai danni di ragazze minorenni, cristiane e hindu, e ai danni di donne adulte – spiega il direttore Yousaf -. La pressione dei gruppi estremisti sui tribunali, l’atteggiamento fazioso della polizia, il timore di rappresaglie da parte del rapitore, il conseguente stigma costringono spesso le vittime a fare dichiarazioni a favore dei propri sequestratori», prosegue. Proprio per questo, «la Commissione ritiene che per avviare e dare efficacia al cambiamento sia necessario impegnarsi a livello nazionale e internazionale per far sentire la propria voce, per domandare che lo Stato compia azioni adeguate» e nel contempo lanciare «un pubblico appello affinché si legiferi».

Stando ai dati del Pakistan’s Movement for Solidarity and Peace, sono circa mille ogni anno le  ragazze e donne cristiane e hindu di età compresa fra i 12 e i 25 anni che vengono sequestrate. Anche se i numeri potrebbero essere di gran lunga superiori, visto il deficit di denunce e i problemi sperimentati con le forze di polizia, denunciati dalla stessa organizzazione. Il direttore di Acs Italia Alessandro Monteduro parla di «adolescenza violata»: un «dramma» che la fondazione «segue già da tempo, e cioè sin dal rapimento di Huma Younus – ricorda -. Per conferire maggiore efficacia alla nostra azione abbiamo deciso di collaborare con la Commissione cattolica per la giustizia e la pace del Pakistan – aggiunge -, con l’auspicio che questo dramma sia internazionalmente riconosciuto e le vittime adeguatamente tutelate».

18 marzo 2021