Papa Francesco, «vescovo del popolo»

Alla Gregoriana la presentazione del libro di don Walter Insero “Il popolo secondo Francesco”. De Donatis: «Creare comunità capaci di relazioni»

È la novità della costituzione dogmatica “Lumen Gentium”, che definisce la Chiesa «popolo di Dio», unito e accomunato dal battesimo, e non più in forma gerarchica, il riferimento teologico fondamentale alla base dell’ecclesiologia di Papa Francesco. Questo il fulcro della riflessione di don Walter Insero, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato di Roma, sviluppata in “Il  popolo secondo Francesco. Una rilettura ecclesiologica”, il suo ultimo libro pubblicato dalla Libreria editrice vaticana e presentato ieri pomeriggio, 8 aprile, alla Pontificia Università Gregoriana, a piazza della Pilotta.

«Il ritorno alla categoria di “popolo” con il pontificato di Papa Francesco – ha evidenziato don Dario Vitali, ordinario di Ecclesiologia della facoltà di Teologia della Gregoriana – è un rinnovamento che si attua in continuità con la riflessione sul concetto di Chiesa comunione»; per questo «non va tanto enfatizzata la novità del pontificato di Francesco» quanto, per una comprensione profonda, è necessario «sgombrare il campo da ogni concezione e rilettura ideologiche della rivoluzione copernicana attuata dal secondo capitolo della costituzione dogmatica “Lumen Gentium”, perché  sono contrarie alle intenzioni originarie dei padri conciliari» che non dicono «di una piramide rovesciata ma della volontà di smontare l’idea piramidale, eliminando i presupposti delle differenze gerarchiche, ponendo in evidenza la comune dignità dei battezzati in Cristo».

Anche il cardinale vicario Angelo De Donatis ha sottolineato l’importanza di «creare comunità capaci
di generare un popolo e relazioni in cui la nostra gente possa sentirsi conosciuta, riconosciuta, accolta, benvoluta e dunque parte non anonima di un tutto»; in particolare il porporato ha ammonito rispetto «alla tentazione di fare evangelizzazione per il popolo, verso il popolo, ma senza il popolo di Dio» cui segue la riscoperta del “sensus fidei”, quell’istinto che «aiuta il popolo a discernere ciò che davvero viene da Dio e ne caratterizza il cammino sinodale». L’impegno, allora, è quello di «rileggere e comprendere la vita della comunità ecclesiale alla luce della categoria biblica del popolo di Dio» che è «una costante nell’insegnamento dell’arcivescovo Bergoglio e nel magistero di Papa Francesco».

Invito e auspicio condivisi da padre Juan Carlos Scannone, docente di Filosofia e Teologia all’Università Usal di San Miguel e, in passato, docente di greco e letteratura di Bergoglio; intervenendo via Skype dall’Argentina, il religioso ha trattato dell’importanza di «riconoscere il popolo come soggetto della storia, assumendone la cultura e riconoscendo la mistica popolare, optando per la centralità evangelica dei poveri nell’economia della salvezza» perché «è il popolo nel suo insieme il soggetto attivo di evangelizzazione e la gerarchia della Chiesa deve mettersi al suo servizio».

Ad aprire l’incontro, moderato dalla giornalista di Avvenire Stefania Falasca e a cui ha preso parte anche il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, era stato padre Dariusz Kowalczyk, decano della facoltà di Teologia della Gregoriana, che nel suo saluto aveva sottolineato «l’importanza della riflessione sul tema ecclesiologico», individuando nel magistero di Papa Francesco «una fonte per indagare su quel popolo nel quale continuamente agisce il Dio uno e trino». A margine della presentazione poi, rispondendo alle domande dei giornalisti, don Insero ha sottolineato che il suo lavoro «vuole mettere in luce come Papa Francesco non è affatto un pontefice populista ma un vescovo del popolo», quello in cui «si vive l’unità nella diversità e nel dinamismo del cammino nella storia verso il Regno».

9 aprile 2019