«Non c’è pena valida senza speranza!». Parole categoriche, quelle di Francesco, affidate a un tweet che ha accompagnato ieri, lunedì 10 ottobre, la quattordicesima Giornata mondiale contro la pena di morte. Un’ulteriore tappa della campagna abolizionista portata avanti dalla World coalition against the death penalty, di cui è tra i fondatori anche la Comunità di Sant’Egidio, impegnata in modo particolare in vista del prossimo voto all’assemblea generale dell’Onu a favore di una moratoria universale della pena di morte. «Liberare il mondo da uno strumento giuridico disumano, ingiusto e dannoso»: questo l’obiettivo, spiegano dalla Comunità, segnalando che molti tra i Paesi che hanno partecipato al IX congresso internazionale dei ministri della Giustizia, organizzato da Sant’Egidio nel febbraio scorso, si sono impegnati a modificare le loro precedenti scelte sostenendo la moratoria.

Numerose le iniziative in programma per i prossimi giorni, dal Giappone a diverse carceri in tutta Italia, comprese, a Roma, Rebibbia e Regina Coeli. Incontri sul tema della violenza e della pena di morte, con la partecipazione, tra gli altri, di Tamara Chikunova, l’attivista uzbeka che ha contribuito all’abolizione della pena capitale in Uzbekistan, Kirghisistan e Mongolia. Dalla Comunità di Sant’Egidio sottolineano come, nonostante si riduca costantemente il numero dei Paesi che mantengono la pena capitale nella loro legislazione, essa sia ancora ampiamente praticata anche nei confronti dei soggetti più deboli, come minori e disabili mentali e segnalano il suo più recente utilizzo, in modo distorto, come strumento di prevenzione del terrorismo. Segnali incoraggianti vengono invece da Guinea Conakry (con la riforma del codice penale) e dagli Stati Uniti, in cui si conferma il trend abolizionista e si spera nell’esito positivo del referendum sull’argomento fissato per l’8 novembre in California.

11 ottobre 2016