Presente e futuro dei cristiani in Medio Oriente nel documento dell’equipe ecumenica

L’appoggio del patriarca maronita Béchara Boutros Raï al testo elaborato da 11 teologi, teologhe e studiosi cristiani mediorientali: «Offre una rotta nelle vicende della nostra vita»

“Cristiani in Medio Oriente: per un rinnovamento delle scelte teologiche, sociali e politiche”. Si intitola così il documento diffuso a settembre dall’équipe ecumenica Nakhtar al Hayat (“Scegliamo la vita”), composta da 11 teologi, teologhe e studiosi cristiani mediorientali, al quale nei giorni scorsi il Patriarcato maronita ha dedicato un simposio di approfondimento. Lo riferisce l’Agenzia Fides, sottolineando che lo stesso patriarca Béchara Boutros Raï ha suggerito i punti di forza del testo di lavoro, che parte da «una diagnosi concreta e realistica della attuale condizione delle comunità cristiane mediorientali, esposta tenendo conto della storia passata, delle tradizioni teologiche e liturgiche delle Chiese del Medio Oriente e dall’attuale contesto mediorientale, con le sue luci e le sue ombre». Il documento, ha proseguito, «espone senza rimozioni emergenze e fattori di crisi che segnano il presente e il futuro delle comunità cristiane mediorientali, per poi suggerire con coraggio e spirito profetico anche quali sono le vie da seguire e i cambiamenti da sperimentare per custodire la vivacità della presenza cristiana in Medio Oriente e il suo fecondo contributo al bene dei popoli mediorientali». Proprio per questo, nell’analisi del cardinale, «offre una rotta per noi in tutte le vicende della nostra vita. Il soggetto è la presenza di Cristo stesso in Medio Oriente. E a partire da questo, il documento si offre anche come una piattaforma per guardare alle emergenze e ai problemi che riguardano la famiglia, la Chiesa, lo Stato e la società».

Il documento elaborato dal gruppo Nakhtar al Hayat ha richiamato fin dalla sua prima diffusione grande attenzione e commenti positivi da parte di autorevoli esponenti delle comunità cattoliche mediorientali, compresi il patriarca caldeo Louis Raphael Sako e l’arcivescovo Michel Sabbah, patriarca latino emerito di Gerusalemme, intervenuto alla presentazione. Per Sabbah, le domande e anche le incertezze che aleggiano sul futuro dei cristiani in Medio Oriente «non sono innanzitutto una questione di numeri, anche se i numeri sono importanti, ma sono una questione di fede»

1° aprile 2022