Pupi Avati a Santa Lucia, per raccontare l’amore che vince il dolore

Nell’ambito del cineforum parrocchiale, appuntamento dedicato a “Il fulgore di Dony”, film tv del 2018. A fare da filo conduttore, il tema dell’ascolto

Un amore pronto a superare tutto e tutti. E una storia d’amore che travalica qualsiasi schema, per porre lo spettatore davanti a una storia drammatica e dolorosa. È il fil rouge che lega la trama de “Il fulgore di Dony”, il film diretto da Pupi Avati e proiettato venerdì sera, 18 ottobre, al cineforum della parrocchia di Santa Lucia, nel quartiere Della Vittoria. Il film per la tv, andato in onda in prima visione il 29 maggio del 2018 su Rai1, è stato commentato con lo stesso regista bolognese, presente al dibattito.

pupi avati a santa lucia, cineforum, 18 ottobre 2019La storia è quella, appunto, di Dony (Greta Zuccheri Montanari), un’adolescente che si innamora del coetaneo Marco dopo un incontro fortuito. Sportivo, brillante, di bell’aspetto, il ragazzo si ritrova nella corsia di un ospedale per quella che sembra una banale caduta con gli sci. Mesi dopo, l’incidente si rivelerà più grave del previsto, provocando a Marco (Saul Nanni) danni neurologici irreparabili. Nonostante la repulsione dei suoi genitori (Giulio Scarpati e Ambra Angiolini), la malattia e le difficoltà, Dony continuerà a stare accanto a Marco, finendo per sposarlo. «Una trama – ha spiegato Pupi Avati – nata per mettere in scena la passione con la quale si può andare contro tutto e si può affrontare il dolore. I protagonisti del film non fanno niente di irreale né di straordinario. Ognuno ha legittimamente le sue emozioni e si può dire che nessuno sbagli. Dony – le parole del regista – porta avanti il suo percorso spinta dall’amore che prova; i genitori la ostacolano non perché cattivi ma perché spinti dal bene che vogliono alla figlia; la madre di Marco (Lunetta Savino) cerca disperatamente una compagnia per migliorare le sorti del figlio».

Il film, come ha spiegato lo stesso regista, è stato pensato inizialmente come apri fila di una serie di opere sulle beatitudini. Progetto iniziato appunto nel 2016 con il primo ciak del “Fulgore di Dony” ma poi non proseguito sugli schermi Rai. Ed è stato proprio Avati a suggerire questa sua opera per il cineforum, come adatta all’intento della serata. «La presenza di un personaggio noto – ha spiegato infatti il parroco don Alessandro Zenobi – si inserisce nel nostro cineforum come abbiamo fatto lo scorso anno con Luca Zingaretti e la visione del suo film “Alla luce del Sole” su don Pino Puglisi”. Quest’anno, ha continuato, il filo conduttore è dato dal percorso della diocesi di Roma sull’ascolto: «Guardando il film si vede chiaramente come la vicenda sia emblematica sull’importanza dell’ascolto, soprattutto quando c’è di mezzo un dolore così grande». Un dolore che viene appunto affrontato «con una storia d’amore assolutamente improbabile», ha chiosato Avati, ma questo «mette lo spettatore davanti a molti dubbi, molti perché». Chi guarda il film si può «immedesimare tanto in Dony, quanto nella madre di Marco, quanto nei genitori della ragazza. Chiunque quindi – ha sottolineato il regista – trae dalla storia qualcosa di diverso, di assolutamente personale e profondo».

Un intento, quello di Pupi Avati, che si riscontra in altre sue opere, come il lungometraggio “Una sconfinata giovinezza” del 2010, sul tema dell’Alzheimer, o nell’ultimo film, che ha segnato il suo ritorno all’horror, “Il signor Diavolo”, uscito nelle sale lo scorso 22 agosto. Storie che, seppur diverse e di differente ispirazione, bene si accostano ai temi della fede o dell’ascolto e della vicinanza al prossimo. La prossima probabile opera di Avati invece, ha rivelato lo stesso regista ai presenti, potrebbe essere incentrata sui settecento anni, nel 2021, dalla morte di Dante, prendendo spunto dall’opera “Trattatello in laude di Dante”, scritta da Boccaccio.

21 ottobre 2019