Quando il prof. di religione che dà del lei agli alunni riporta in classe i “non avvalentesi”

La testimonianza di Rosario Sciarrotta, docente all’Istituto Gelasio Caetani e al Luigi Einaudi. «In-segnare per me vuol dire lasciare il segno»

Parte dall’etimologia per raccontare la passione per il suo lavoro Rosario Sciarrotta, docente di religione cattolica della diocesi di Roma. «In-segnare per me vuol dire appunto “lasciare il segno” – spiega – e questo è ciò che cerco di fare con i miei alunni, portando in classe semplicemente me stesso, guardando anche ai modelli positivi di insegnanti che nel mio percorso di studente ho avuto la fortuna di incontrare». Trentacinque anni, siciliano d’origine ma dallo scorso anno romano d’adozione, dopo la laurea in Giurisprudenza e l’avvio degli studi teologici ad Agrigento, si trasferisce nella Capitale per il conseguimento della licenza in Teologia biblica alla Pontificia Università Gregoriana.

Al suo secondo incarico, Sciarrotta nell’anno scolastico in corso insegna all’Istituto magistrale “Gelasio Caetani”, nel quartiere Flaminio, e nella sede succursale dell’Istituto tecnico per il turismo “Luigi Einaudi”, a Boccea. In entrambe le scuole il suo modo di fare lezione e soprattutto di «tessere relazioni con gli alunni» ha riportato in classe nell’ora destinata all’insegnamento della religione cattolica (Irc) un totale di 40ragazzi – di cui uno cinese e tre musulmani – che in precedenza avevano scelto di non avvalersi della disciplina, come previsto dal Concordato del 1984 fra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica e dalle successive Intese fra il ministero dell’Istruzione e la Conferenza episcopale italiana. Lo scorso anno, invece, quando era in servizio al liceo “Niccolò Machiavelli”, su una cattedra che contava 396 studenti gli avvalentisi sono saliti da 258 a 346.

Preferire la lezione di religione cattolica all’ora di studio individuale o di attività alternativa, e talvolta anche all’uscita anticipata da scuola, vuol dire «avere compreso, superando pregiudizi di sorta e idee preconcette sulla materia, la “ratio” della disciplina, il perché della sua presenza nella scuola, cosa che cerco sempre di mettere in luce fin dalle prime lezioni», dice Sciarrotta. Altro elemento di forza è sicuramente il rapporto umano ed empatico «costruito con gli studenti sapendo parlare il loro linguaggio, intercettando e ascoltando non solo le loro domande più profonde, perché grande è il loro bisogno di essere ascoltati – continua -, ma anche i loro gusti, i loro interessi in fatto di musica, cinema o serie televisive».

Tuttavia questo non equivale a proporsi come amico o confidente, anzi, Sciarrotta “dà del lei” agli studenti. «Motivo questa scelta – spiega – non come una presa di distanza ma come segno di rispetto per la loro persona che tanto ha da dare a me, forse anche più di quanto io abbia da donare a loro». Ancora: «Conta molto lavorare a livello interdisciplinare con i colleghi», favorendo non solo un clima di cordialità «ma di autentica comunità», precisa Sciarrotta; e poi «coinvolgere i ragazzi nella scelta di alcuni argomenti da affrontare» e soprattutto servono «preparazione e serietà del docente» perché «non è vero che i più giovani sono tutti svogliati, è però necessario trovare la “chiave” giusta».

Della necessità della professionalità dell’insegnante di religione cattolica è convinto anche Rosario Salamone, direttore dell’Ufficio scuola del Vicariato: «Il cristianesimo è capace di dare risposte profonde ai grandi interrogativi ineliminabili dell’uomo e quindi anche dei giovani – afferma -, si tratta però di saperlo rappresentare usando la propria preparazione e la propria cultura, senza fare catechesi in aula». In questo senso, allora, a fronte dei dati che a livello diocesano indicano una flessione in negativo degli avvalentisi – con una crescita di 5 punti percentuali dei non avvalentisi negli ultimi 20 anni -, «l’esperienza di Sciarrotta può essere da stimolo per tanti colleghi, contrastando la tendenza ad adagiarsi nelle situazioni, riprendendo la missione alla quale siamo sempre chiamati».

Da parte sua don Daniele Saottini, responsabile del Servizio nazionale per l’Irc, sottolinea come «a livello nazionale la media degli alunni avvalentisi, considerando tutti i gradi scolastici, è superiore all’85%». Si tratta di dati «tendenzialmente stabili nonostante le trasformazioni culturali e sociali che interessano il nostro Paese negli ultimi anni, come la crisi della famiglia e la nuova conformazione del tessuto sociale, con la maggiore presenza di immigrati». Ancora, il sacerdote legge l’esperienza positiva del professore Sciarrotta come la dimostrazione che «la proposta dell’insegnamento della religione cattolica, se fatta in maniera professionale e positiva, viene riconosciuta e accolta perché certamente aiuta la ricerca di una risposta ai bisogni profondi dell’uomo».

28 novembre 2019