Raid israeliano su una scuola a Gaza

Il bilancio: almeno 25 morti e oltre 60 feriti. E i bombardamenti proseguono senza sosta. Tra le decine di vittime, due membri dello staff del Comitato internazionale della Croce Rossa

Proseguono senza sosta i raid e i bombardamenti a tappeto israeliani sulla Striscia di Gaza. Colpita nella notte anche una scuola della città di Gaza: l’istituto Fahmi Aljarjaoui, nel quartiere di Aldaraj. Il bilancio: almeno 25 morti e oltre 60 feriti. Si aggiungono alle decine di vittime degli attacchi degli ultimi giorni, tra le quali due membri dello staff del Comitato internazionale della Croce rossa, uccisi ieri, 25 maggio, in un attacco sulla loro casa a Khan Yunis, dove hanno perso la vita anche i 9 figli di una pediatra.

«Siamo devastati dalla morte di due cari colleghi, Ibrahim Eid e Ahmad Abu Hilal. Oggi, ancora una volta, ribadiamo il nostro urgente appello al rispetto e alla protezione dei civili a Gaza», si legge in una nota di Croce rossa italiana. A dare voce alla crescente preoccupazione è il presidente Rosario Valastro. «Lo scenario è sempre più critico, la crisi umanitaria gravissima – afferma -. Ha ragione chi definisce questa una “ferita aperta per l’umanità”. Non c’è rispetto per la vita, per i diritti umani e per il diritto internazionale umanitario, non c’è rispetto per chi soffre e per chi aiuta. Davanti a tutto questo non si può far altro che rimarcare la gravità di una situazione che è da troppo tempo ormai senza controllo».

Nelle parole di Valastro anche il cordoglio per la scomparsa dei due operatori del Comitato internazionale di Croce rossa e Mezzaluna rossa che hanno perso la vita a Gaza, «in un luogo dove, nonostante l’ingresso degli aiuti provenienti dall’Italia nell’ambito del progetto Food For Gaza, di cui siamo parte, il quadro resta gravissimo – rimarca -: l’accesso al cibo non è garantito a tutta la popolazione e le strutture sanitarie, le poche ancora attive, sono al collasso. Che davanti a tanta sofferenza, si smetta di parlare di invasioni e attacchi, che il cielo sia sgombro da quelle coltri di fumo che non solo lo anneriscono ma che fanno capire a tutti noi che il dolore è ancora forte», conclude.

Stando al ministero della Salute di Hamas almeno 38 persone hanno perso la vita nelle ultime 24 ore a causa dagli attacchi israeliani nell’enclave palestinese. Altissimo anche il bilancio dei feriti: 204. Intanto, per tutti, aumenta la fame: la popolazione di Gaza ha riferito alla Bbc di non avere cibo e che le donne denutrite non sono in grado di allattare i loro bambini. E la disperazione spinge anche al saccheggio dei pochi camion con gli aiuti umanitari che entrano nella Striscia.

Una situazione, questa, davanti alla quale anche l’Italia si mobilita. La Farnesina ha annunciato che nove dei primi 15 camion, finanziati dal governo italiano attraverso il progetto “Food for Gaza” e donati al Programma alimentare mondiale, sono arrivati nella serata di ieri sul lato palestinese del valico israeliano di Kerem Shalom. Sullo stesso percorso dovrebbero arrivarne altri 6 nelle prossime ore.

Intanto ha annunciato le sue dimissioni «con effetto immediato» Jake Wood, il direttore della nuova fondazione umanitaria sostenuta dagli Stati Uniti per distribuire aiuti nella Striscia di Gaza: la Gaza humanitarian foundation. Ha spiegato di ritenere che non fosse possibile attuare il piano dell’organizzazione «rispettando rigorosamente i principi umanitari di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza». L’Onu e le ong hanno ripetutamente dichiarato che non parteciperanno alla distribuzione degli aiuti da parte di questa fondazione, accusata di collaborare con Israele. Creata qualche mese fa e con sede a Ginevra, Ghf ha annunciato il 14 maggio che prevede di distribuire circa 300 milioni di pasti per un periodo iniziale di 90 giorni.

26 maggio 2025