Ravasi ricorda il centenario della conversione di Canepa
La celebrazione a Santa Maria degli Angeli con il Centro oratori romani, dove il fondatore si mise per la prima volta al servizio della Chiesa
A cento anni di distanza da quel mese di maggio del 1921, teatro della misteriosa conversione del suo fondatore, il Servo di Dio Arnaldo Canepa, i soci e catechisti del Centro oratori romani si sono radunati nella sera del 31 maggio nella basilica di Santa Maria degli Angeli, nella festa della Visitazione della Beata Vergine, per una solenne celebrazione presieduta dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.
I soci del Cor hanno raggiunto la chiesa, dove Canepa per la prima volta si mise a servizio della comunità ecclesiale, dopo un breve pellegrinaggio dalla chiesa di Santa Maria Odigitria su via del Tritone, dove era avvenuto l’incontro personale con Dio che lo ha portato a cambiare radicalmente la sua vita e a dedicarla ai più piccoli nelle periferie romane. Ravasi, accolto dal presidente dell’associazione, David Lo Bascio, e dall’assistente ecclesiastico, don Simone Carosi, ha sottolineato nella sua omelia come sempre la conversione sia un cammino.

«Anche se non conosco i vostri volti, i vostri nomi, il vostro personale impegno, so che tutti voi insieme condividete non soltanto la comune fede, ma anche un percorso. La conversione è sempre considerata», ha proseguito Ravasi, «all’interno del linguaggio biblico, un cammino che avviene attraverso una guida. L’odierna liturgia ce la indica nella Santa Vergine. Non per nulla la conversione di Canepa è avvenuta tenendo conto di quel santuario che è conosciuto come quello di Maria Odigitria, cioè di colei che indica la strada. Sappiamo che nella tradizione bizantina questa icona veniva rappresentata da Maria con un indice puntato verso il Bambino per ricordare che non è lei la meta di quel cammino ma è il Figlio che nel racconto della visita ad Elisabetta porta già in sé».
“Oggi non compiamo una semplice commemorazione, il ricordo di un evento accaduto 100 anni fa, sepolto dalla storia», ha evidenziato a sua volta il presidente Lo Bascio. «Oggi celebriamo la vita che quell’evento ha generato e che investe sì la storia, ma quella personale, di ciascuno di noi che di quella chiamata, in qualche modo siamo figli. Questa storia d’amore tra noi e Dio spesso viene offuscata dalle ombre della realtà che viviamo, dalle incomprensioni nella comunità stessa in cui il Signore ci ha posto, talvolta persino dalla fatica del servizio; e così dimentichiamo il sapore del primo incontro, di quella chiamata che ci aveva acceso il cuore. Per questo – ha detto ancora Lo Bascio – ci troviamo attorno a questo altare: per fare memoria, cioè per rendere presente nella nostra vita, l’esperienza della chiamata, del cammino e del servizio che fu di Maria e fu di Arnaldo Canepa: una possibilità ancora aperta, per tutti, di compiere nell’oratorio le meraviglie di Dio».
Nel corso della celebrazione una giovane socia dell’associazione – che da oltre 70 anni promuove la pastorale oratoriana a Roma – ha per la prima volta pronunciato la sua promessa come socia effettiva del Centro oratori romani, ricordando a tutti i presenti l’impegno preso nell’apostolato fra bambini e ragazzi.
1 giugno 2021


