Reina in visita alla Grande Moschea: «La fraternità, una vera possibilità»

Un incontro all’insegna della fratellanza e del dialogo. Il dialogo con gli imam Nader Akkad, Refaey Issa, Abdellah Reduane e trenta fedeli musulmani, a rappresentare il volto plurale dell’Islam a Roma, «La sua visita è un gesto di fratellanza e di pace»

Camminano insieme, uno a fianco all’altro, il cardinale vicario Baldo Reina e l’imam Nader Akkad, consigliere per gli affari religiosi e fatwa della Grande Moschea di Roma. È appena uscito il sole. Il porporato se ne accorge, alza la testa ed esclama con il sorriso: «Succede sempre così quando ci si riunisce tra amici». È uno degli ultimi momenti della visita del cardinale Reina alla Moschea di Roma di questa mattina, 10 gennaio Un’istantanea che descrive il clima di spontaneità, ma soprattutto di fratellanza e di dialogo, che ha caratterizzato tutto l’incontro.

Il momento clou, proprio nel giorno sacro della settimana per i musulmani, dopo aver brevemente assistito a parte della preghiera del venerdì, il dialogo cordiale e libero fra il cardinale, accompagnato da don Marco Gnavi, l’imam Nader Akkad, l’imam Refaey Issa, Abdellah Reduane, segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia, e trenta fedeli musulmani a rappresentare il volto plurale dell’Islam a Roma. Fra loro infatti, anche un pakistano, che racconta di aver studiato in patria nelle scuole cattoliche, un anziano marocchino che rievoca con commozione la concessione della sepoltura islamica ai migranti naufragati a Lampedusa, diverse donne e giovani uomini di differente nazionalità, pur essendo maggioritari i maghrebini.

Dialogo incarnato nella vita, necessità di lasciare ai giovani un mondo privo di antagonismi e conflittualità, la comune sensibilità per i più fragili, a partire dalla parabola del Buon Samaritano (citata dall’imam Nader Akkad), e dall’imperativo della compassione (richiamata dall’imam Refaey Issa). Dalla conversazione, è emerso il desiderio di camminare insieme verso la pace, sulla scia della strada lanciata da Papa Francesco nell’enciclica “Fratelli Tutti”, più volte citata anche dai due imam. Entrambi hanno espresso gratitudine per i richiami del Papa alla pace e per il riferimento spirituale che egli rappresenta, ben oltre la Chiesa cattolica.

Da qui la promessa di rincontrarsi presto. Non rimarrà dunque un incontro isolato. Perché «la fraternità non è un ideale, ma una vera possibilità – ha sottolineato il cardinale Reina, che ha ricevuto in regalo un libro di preghiere e uno sulla storia della Moschea di Roma -. Questo sia un momento di crescita per tutti – ha aggiunto -. Quando ci si guarda negli occhi e ci si prende per mano, cadono tutte le paure e i pregiudizi. Il nostro interesse – ha continuato il vicario – è collaborare per rafforzare la fraternità e per crescere nella comunione e nell’attenzione verso tutti coloro che vivono in città». Ha infine espresso «massima disponibilità per continuare a collaborare sui prossimi passi da intraprendere insieme».

Anche dai due imam è arrivata la stessa apertura. Sono le 12.40 quando Akkad accoglie il cardinale Reina. Una calorosa stretta di mano, un bacio, due parole di saluto, prima di incamminarsi verso l’ingresso della Moschea. «La sua presenza qui durante questo giorno di festa ci rende onore», dice l’imam al vicario, che ringrazia e porta i saluti di Papa Francesco. Tutti si tolgono le scarpe prima di entrare. All’interno presenti già tanti fedeli seduti per terra, arrivati già almeno da un’ora. Sul pulpito, l’imam Refaey Issa recita prima in arabo e poi in italiano la Khuṭba, la predica che precede l’inizio della preghiera comunitaria del venerdì, la Salat al-jumu’a. Il porporato assiste dal fondo. L’imam Akkad si aggiunge invece ai fedeli, mentre Issa canta le due Sure, i capitoli del Corano previsti, per poi concludere con un ringraziamento al vicario: «La sua visita è un gesto di fratellanza e di pace».

Dopo la preghiera, il momento del colloquio privato in una delle stanze della Moschea. «Speriamo che questo incontro rappresenti un tassello importante nel mosaico dei nostri rapporti – sottolinea Reduane -. L’anno nuovo porti pace e serenità ai posti martoriati dalla guerra». Gli fa eco l’Imam Akkad: «Serve un impegno comunitario per la costruzione della casa della pace». Poi, rivolgendosi al vicario, conclude: «La sua partecipazione qui è un segnale importante». Sulla stessa scia l’imam Issa, che durante la predica si è concentrato in particolare sulla compassione verso gli ultimi, «tema caro anche a Papa Francesco», ha detto poi durante il colloquio. «Essere vicini ai fratelli vuol dire essere vicini a Dio – ha aggiunto -. Con i nostri discorsi cerchiamo di unire i popoli».

Verso la fine anche un momento conviviale, con i datteri, il frutto che spezza il digiuno del Ramadan, e il the caldo. Poi un ultimo saluto e la promessa di rincontrarsi presto.

10 gennaio 2025