Reina: nuovi appartamenti e un fondo per chi non ha casa, nel nome di don Sardelli
Le novità annunciate dal cardinale vicario nel convegno “Non abbiamo paura dei profeti”, a 90 anni dalla nascita del “prete dei baraccati”. «Non possiamo restare in silenzio davanti alle 200mila case vuote e alle 400mila persone che non ne hanno»
Applaudono con gioia i parrocchiani di San Policarpo, mentre il cardinale vicario Baldo Reina annuncia che l’edificio dell’ex ospizio ecclesiastico di via Vergerio verrà ristrutturato grazie alle donazioni di Papa Francesco e della diocesi di Roma. «Nasceranno venti nuovi appartamenti e saranno destinati a chi non ha una casa», anticipa il porporato alle tante persone che ieri pomeriggio, 30 gennaio, hanno riempito la chiesa del quartiere Appio Claudio per ricordare don Roberto Sardelli, “il prete dei baraccati”, a novant’anni dalla sua nascita.
Per l’occasione è stato organizzato un convegno, dal tema “Non abbiamo paura dei profeti”. Tra i relatori, il sindaco Roberto Gualtieri, i vescovi Guerino di Tora, ausiliare emerito della diocesi di Roma, e Benoni Ambarus, delegato per l’ambito della Diaconia della carità. Presenti in chiesa anche il vicegerente Renato Tarantelli Baccari e Paolo Ricciardi, da pochi giorni nominato vescovo di Jesi.
Un segno di speranza, quello annunciato dal cardinale vicario, che si è aggiunto all’intenzione di aprire un fondo intitolato al sacerdote di Pontecorvo, «per sostenere quanti si trovano in difficoltà abitativa», ha detto lo stesso Reina in apertura dell’incontro. Una promessa in continuità con il lavoro già in corso dell’housing sociale “Don Roberto Sardelli”, presentato da Paola Aversa, della Caritas diocesana di Roma. Un progetto che mira a offrire un alloggio adeguato ai senza dimora e alle famiglie in difficoltà, grazie alle abitazioni messe a disposizione dalla diocesi e da privati cittadini. Attualmente sono accolte 35 persone.
Su questa strada, il cardinale vicario ha esortato a «mettere al centro la casa. Non possiamo restare in silenzio – ha detto -, di fronte alle 200mila case vuote e alle più di 400mila persone che non ne hanno, come ci ricorda la Caritas». Poi, soffermandosi sulla figura di don Roberto, ha aggiunto: «Ci ha insegnato a stare accanto ai poveri e ci ha riportato alla condizione fondamentale del cristianesimo, quella dell’Incarnazione. Per questo motivo vogliamo ereditare il suo coraggio. Sulla scia del suo insegnamento, chiediamo la sua intercessione e ci appelliamo alle istituzioni pubbliche, a quelle religiose e ai cittadini. Come lui ci ha indicato – ha concluso riferendosi ancora al sacerdote -, ciascuno provi a fare la sua parte, perché tutti possiamo essere dei profeti nel nostro piccolo».
Appello raccolto dal sindaco Gualtieri. «Ricordare la figura di don Roberto – ha sottolineato – serve anche a farci riflettere sulle nuove povertà della città. Roma, infatti, attrae tante persone che non sempre possono contare su un’idonea forma di organizzazione politico sociale – ha aggiunto -. A questo si affianca l’aumento delle disuguaglianze, con la drammatica situazione della crisi abitativa». Il sindaco ha così invitato a «pensare a che cosa avrebbe fatto oggi don Sardelli di fronte alle persone sfrattate, ai rom, agli immigrati». Infine, ha concluso: «Stiamo cercando di dare delle risposte all’altezza, appellandoci anche all’Europa».
La figura del sacerdote è emersa più nel dettaglio nella seconda parte del convegno, moderato da Alberto Colaiacomo, responsabile della comunicazione della Caritas diocesana. Il vescovo Di Tora, che ha conosciuto personalmente Sardelli, lo ha dipinto come «un vero profeta che ha sempre visto in maniera forte e tenace una sola strada, quella degli ultimi». Il presule ha poi ricordato che don Roberto, prima di dare inizio al doposcuola, realizzò una cappella all’interno della baracca. «Lì faceva catechismo per i bambini – ha raccontato -. Ha sempre messo la Parola di Dio al primo posto. Il suo impegno sociale deriva dalla coerenza con il Vangelo».
Tra i testimoni diretti, è intervenuta anche Grazia Napoletano, collaboratrice della Scuola 725. «Molti di noi hanno scelto di diventare insegnanti grazie a lui – ha detto -. Di fronte ai dati della povertà educativa, la sua esperienza è un faro. Lo dimostrano i numerosi doposcuola che ultimamente sono tornati a emergere». Tra questi, quello presente proprio a San Policarpo per i figli degli immigrati, come raccontato dal parroco don Claudio Falcioni. Un’esperienza che mette al centro la «gratuità». La stessa che, secondo Paolo Berdini, umanista e saggista, «ha contraddistinto la vita di don Sardelli, che ha sempre guardato a chi riversava in condizioni peggiori delle sue». È stato «un esempio per tutto il quartiere – ha aggiunto Nello Panzini, suo collaboratore -. Mi metteva in crisi quando mi chiedeva: «Ma tu ci credi davvero?».
In questa prospettiva, il vescovo Ambarus ha invitato, «nella logica dei piccoli passi, ad accendere delle luci dei nostri cuori, accogliendo e portando avanti in città la testimonianza di don Roberto». Il presule ha poi intonato “Tanti auguri a te”. Un lungo applauso e la benedizione del cardinale Reina hanno concluso la serata.
31 gennaio 2025

