Restaurato il Crocifisso di Santa Maria in Trastevere

Collocato in una installazione temporanea, in attesa di recuperare l’intera decorazione parietale. Restaurata anche la scultura dell’Addolorata, in cera

Collocato in una installazione temporanea, in attesa di recuperare l’intera decorazione parietale dell’ambiente. Restaurata anche la scultura dell’Addolorata, in cera

Dopo un intervento di restauro durato un anno, vengono restituite alla basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma due importanti opere d’arte, conservate nella terza cappella della navata destra della chiesa: il Crocifisso ligneo e la scultura della Madonna Addolorata in cera. I risultati dell’intervento conservativo sono stati presentati ieri, mercoledì 4 marzo, nel corso di un incontro pubblico all’interno della basilica, dalla soprintendente per il Patrimonio storico artistico ed etnoantropologico e polo museale di Roma Daniela Porro e dal direttore dei lavori di restauro Adriana Capriotti.

«La grande opera di scultura lignea raffigurante il Crocifisso, alternativamente datata dagli studiosi alla metà del Trecento o all’inizio del secolo successivo, è stata sottoposta – spiega Porro – a un accurato intervento conservativo grazie alla generosità delle famiglie statunitensi Stanford e Stafford», la stessa, quest’ultima, del cardinale James Francis Stafford, promotore dell’iniziativa. Porro, a capo dell’ente che a breve verrà chiuso per far posto a una nuova sovraintendenza mista, così come previsto dal piano di riordino del ministero dei Beni culturali, ipotizza – citando diversi studi – che il Crocifisso possa essere opera di Pietro Cavallini, il pictor romanus alla cui maestria si deve anche il ciclo decorativo dei mosaici della basilica datato alla fine del 1200.
A spiegare la paternità, possibile o no, del maestro per antonomasia della scuola romana del XIII secolo è invece Capriotti, che nel dipanare la vicenda dei lavori di restauro compie anche un excursus nella storia della chiesa trasteverina che rende difficile una reale attribuzione del manufatto ligneo, specie se messo accanto all’elaborato altarolo contenente la scultura seicentesca – quindi, di tutt’altra epoca – raffigurante l’Addolorata, anch’esso restaurato. «Lo studio delle due opere, collocate dalla fine dell’800 nella Cappella del Crocifisso – sottolinea Capriotti – ha permesso di mettere in luce la relazione che le lega almeno da tre secoli e mezzo, ovvero da quando furono allestite, insieme, in un altare barocco oggi non più esistente a causa dei lavori condotti nella basilica alla metà del secolo XIX».

Attualmente il Crocifisso ligneo – le indagini al carbonio 14 hanno permesso di appurare che si tratta di pioppo – è stato sistemato in una sorta di installazione temporanea, in attesa che si possa recuperare anche l’intera decorazione parietale dell’ambiente. Sulla discussione ancora esistente tra gli esperti d’arte e sulla conseguente difficoltà di stabilire l’esatta temporalità del Crocifisso, una struttura che se sommata alla croce vera e propria supera i tre metri di altezza, il parroco della basilica don Marco Gnavi offre, dal suo canto, una interpretazione legata alla grande devozione che il manufatto ha suscitato nei secoli: «Santa Maria in Trastevere è un santuario vivente che sentiamo, sì, come cuore della fede cristiana ma che si pone anche come finestra sul mondo dell’arte e il Crocifisso è un’opera che ha la capacità di continuare un mistero perché ha vissuto la storia e ne ha provocato altra».

5 marzo 2015