“Riparto da casa”: il progetto di Sant’Egidio

Con l’aumento della povertà dall’inizio della pandemia, cresce la minaccia della precarietà abitativa. L’iniziativa della Comunità e il sostegno di De Benedetti

Il necessario per mangiare ma anche la certezza di un alloggio garantito. Sono tra i bisogni primari espressi dalle famiglie più fragili, nel tempo dell’emergenza sanitaria in cui l’aumento della povertà assume aspetti «preoccupanti a diversi livelli», osservano dalla Comunità di Sant’Egidio. In particolare, «la precarietà abitativa, fenomeno già presente in tempi ordinari, sta negli ultimi mesi diventando una vera e propria minaccia per molti nuclei familiari, a partire dagli anziani (soprattutto quelli che vivono da soli), dalle persone con disabilità e, più in generale, da quelle che sono al di sotto della soglia di povertà».

Con l’obiettivo di rispondere ad alcune di queste necessità, individuate a partire dalla rete di solidarietà costruita in questi anni dalla Comunità a favore delle fragilità presenti nel tessuto sociale italiano, Sant’Egidio propone il progetto “Riparto da casa”, che ha come sottotitoli “Torno a casa” e “Resto a casa”, «per indicare le diverse modalità con cui si sviluppa». E un primo, significativo, sostegno all’iniziativa, informano, è già arrivato da Carlo De Benedetti con lo stanziamento di un milione di euro. «L’ingegnere – si legge in una nota diffusa dalla Comunità – fa sapere come, con questa donazione, intenda “non solo offrire un contributo economico, ma anche proporre un modello di aiuto sostenibile, in modo che si diffonda in tutto il mondo imprenditoriale italiano la necessità di aiutare, in questo momento particolarmente difficile per il Paese, le fasce più povere della popolazione”».

8 gennaio 2021