Roma, «centro nevralgico» di un vero «laboratorio criminale»

Consegnata al Parlamento la relazione della Direzione investigativa antimafia su attività e risultati nel 2024. La ‘ndrangheta, l’organizzazione che più coniuga tradizione e modernità

«Nel Lazio, e in particolare a Roma, il pluralismo di organizzazioni criminali si manifesta nella convivenza, apparentemente pacifica, di agglomerati che rappresentano, in senso lato, estensioni delle tradizionali organizzazioni mafiose – ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra – e di formazioni di matrice autoctona». È la fotografia della presenza delle mafie a Roma che fa la Direzione investigativa antimafia (Dia) nella “Relazione sull’attività svolta e sui risultati conseguiti” nel 2024, appena consegnata al Parlamento. Una spartizione del potere e degli affari, favorita dalle condizioni del territorio.

«Le peculiarità del territorio della Capitale, con la sua centralità politica, istituzionale ed economica, hanno creato condizioni uniche che hanno favorito lo sviluppo di un modello mafioso alternativo, capace di coniugare reati tradizionali come estorsione, usura e traffico di droga con raffinate strategie di infiltrazione nell’economia legale». Così nel 2024 «si è ulteriormente consolidata la tendenza dei gruppi criminali autoctoni a radicarsi stabilmente in specifiche aree e quartieri della Capitale, mentre le mafie tradizionali continuano a privilegiare il controllo del tessuto economico attraverso sofisticate strategie di infiltrazione».

In particolare, «si registra un incremento dei tentativi di condizionamento nelle procedure di assegnazione degli appalti e nelle amministrazioni locali, con una marcata incidenza nelle zone a maggiore vocazione turistica». Una strategia che cerca il massimo profitto in maniera silenziosa. Così, scrive ancora la Dia, «il connubio mafia-impresa tende a radicarsi con particolare intensità laddove l’incremento delle opportunità di guadagno si accompagna a molteplici possibilità di mimetizzazione delle condotte illecite». La conferma di questa penetrazione mafiosa sono i 31 provvedimenti interdittivi antimafia emessi dal Prefetto di Roma nei confronti di società operanti nei settori della ristorazione, turistico-alberghiero, del commercio e noleggio di autoveicoli, dell’edilizia, dell’intermediazione immobiliare e del trattamento delle acque.

Le mafie tradizionali, coinvolgendo la stanziale malavita romana, «hanno cercato di mettere a frutto il loro potenziale criminale, attraverso una rete che ha inquinato il tessuto socioeconomico romano». Un vero «laboratorio criminale», nel quale «Roma rappresenta il centro nevralgico». In questo scenario la ‘ndrangheta, «si configura come l’organizzazione criminale con la maggiore spiccata capacità di coniugare tradizione e modernità imprenditoriale» che le consente «di massimizzare i profitti, consolidando al contempo la propria influenza nei contesti economici e finanziari». Lo conferma la presenza sul territorio romano degli affari di tutte le principali cosche.

29 maggio 2025