San Filippo Neri, il primario al telefono con le famiglie

Per Luca Triolo (pneumologia) è «un valore aggiunto». L’impegno dell’ospedale, centro Covid. Il cappellano: garantire presenza quotidiana

Ogni pomeriggio Luca Triolo, primario del reparto di Pneumologia dell’ospedale San Filippo Neri, contatta una ad una le famiglie dei pazienti affetti dal coronavirus e ricoverati nel padiglione D del nosocomio, da fine marzo convertito in Covid hospital. «Si tratta di un colloquio dai toni familiari – racconta il medico -; è un momento di aggiornamento sul quadro clinico ma anche di relazione. I parenti attendono la mia chiamata e ne sono felici perché, vista la necessaria interdizione di ogni contatto con i colpiti da questa epidemia, in parte li tranquillizza, anche se in alcuni casi ci sono purtroppo pure cattive notizie».

Triolo individua «un valore aggiunto anche per il mio lavoro, al di là dell’aspetto clinico e tecnico», in questa «comunicazione nuova, che dà un ritorno importante a me per primo». Lo scambio e il confronto sono stati per il medico «il punto di forza anche per la nostra équipe interdisciplinare di 13 elementi che da subito ha condiviso scelte e decisioni, seguendo una linea comune con uno spirito fortemente collaborativo».

Pur con una storia importante nella cura delle patologie respiratorie, il nosocomio sorto nei primi anni ‘40 e situato lungo la Trionfale, nella zona Nord di Roma, con l’emergenza coronavirus «ha dovuto acquisire competenze e modalità lavorative nuove e diverse, in funzione di un virus ancora poco noto». Tuttavia, per Triolo si è trattato di «un’occasione formativa e di crescita, buona per superare le normali resistenze al cambiamento e che sicuramente ha rinsaldato le fila e coeso il gruppo di lavoro», nonostante le inevitabili «difficoltà dovute all’uso dei dispositivi di sicurezza che vincolano e condizionano moltissimo».

Angelo Tanese, direttore generale della Asl Roma 1 cui l’ospedale San Filippo Neri afferisce, riconosce «l’incredibile sforzo organizzativo e l’immediata disponibilità dimostrata dalla direzione e dal personale per riconvertire, in una sola settimana, una struttura che non ha un reparto di malattie infettive in Covid hospital, al fine di fare la nostra parte all’interno del Sistema sanitario regionale». In particolare Tanese spiega come «il presidio medico, in considerazione della consolidata “expertise” e del suo ruolo strategico nella rete assistenziale, è stato individuato dalla Regione come struttura in grado di garantire un’assistenza multidisciplinare modulata per intensità di cure».

L’attivazione dell’area Covid «è stata progressiva – illustra ancora il responsabile –: dal 28 marzo è stato aperto un primo reparto con 20 posti letto a bassa e media intensità, cui si è aggiunto da aprile un reparto totalmente dedicato alla medio–alta intensità con 10 posti letto». Al momento «sono oltre 100 gli operatori coinvolti – continua Tanese –, organizzati in team multidisciplinari composti da pneumologi, internisti, cardiologi, radiologi, infettivologi, anestesisti e rianimatori».

Tutti gli operatori «sono stati formati alla vestizione e alla svestizione anti– contaminazione e sono state stabilite le misure organizzative necessarie all’attivazione dell’area dedicata – aggiunge –. Inoltre, per operare con la massima sicurezza, sono stati definiti con cura i percorsi interni e la segnaletica». Guardando alla fase successiva a quella della gestione dell’emergenza, Tanese spiega che «rimarrà a disposizione per la cura del coronavirus un intero piano del padiglione, insieme ad un secondo quale area di supporto e destinato a quei pazienti che manifestino sintomi e siano in attesa di una diagnosi certa». Intanto dal 27 aprile, conclude Tanese, il laboratorio dell’ospedale «è attivo 24 ore su 24, con la somministrazione di circa 400 tamponi al giorno, unitamente ai test sierologici».

Per don Teodulo Ricardo Prela Vegas, cappellano ospedaliero al San Filippo Neri, è «disponibilità» la parola chiave che racchiude il senso profondo del suo ministero e dei sacerdoti che nei nosocomi prestano «assistenza e vicinanza spirituale» ai malati, ai familiari e al personale ospedaliero. «In questa particolare situazione di emergenza sanitaria», laddove il contatto è limitato nei normali reparti e interdetto negli ambienti Covid, «si tratta di offrire per quanto possibile dei riferimenti, anche solo telefonici, per garantire una presenza quotidiana».

Così ecco le locandine informative con i numeri della cappellania «fornite ai capireparto affinché li rendano noti ai malati e ai familiari», che possono pure trovare conforto «pregando nella cappella, sempre aperta». Ad accogliere ciascuno è «prima di tutto il Santissimo Sacramento – sottolinea Prela Vegas –: il tabernacolo posto al centro dell’altare sembra dire “Eccomi, sono qui per te”». Il referente dei tre cappellani ospedalieri presenti nella struttura di cura che sorge tra via Trionfale e via Cassia aggiunge che «la cappella ha subito dei lavori di restauro negli anni scorsi ed è sempre molto curata per essere davvero luogo di conforto».

Posta «al centro del complesso, come fosse il cuore dei padiglioni che compongono l’ospedale –ancora le parole del sacerdote –, in questo tempo di epidemia e nei giorni di Pasqua si è rivelata un vero punto di forza per familiari, malati e medici». Don Prela Vegas sottolinea poi come per i cappellani ospedalieri si tratti di «vivere oggi la cura pastorale in forma nuova, rendendoci disponibili con i parenti per fare anche dei servizi quotidiani per i loro congiunti ricoverati, fosse anche il bucato per un paziente la cui moglie è impossibilitata ad allontanarsi dal proprio lavoro».

4 maggio 2020