Sant’Egidio: pranzo della Giornata dei poveri nella mensa di via Dandolo
Pasto straordinario agli ospiti abituali, tra cui anche migranti e anziani. Molti gli utenti passati per l’hub vaccinale, che ha raggiunto oltre 6mila persone
Giorno di festa ieri, 14 novembre, alla mensa della Comunità di Sant’Egidio, in via Dandolo 10, a Trastevere. In occasione della V Giornata mondiale dei poveri, la struttura ha aperto straordinariamente le sue porte all’ora di pranzo per offrire un pasto ai suoi abituali ospiti: senza dimora, migranti e anziani soli. «Un modo per passare insieme, in fraternità e amicizia, una giornata bella e conviviale – racconta Augusto D’Angelo, responsabile dei servizi per i senza dimora -. Sono state invitate almeno 300 persone». Un atteso momento di socialità organizzato, come sempre, all’insegna della prudenza: igienizzazione in ingresso e in uscita; distanziamento all’interno e fuori dal cancello; verifica del Green pass o certificato vaccinale per quanti hanno scelto di consumare il pasto in una delle due sale apparecchiate. Chi invece non ha potuto o voluto entrare è stato comunque accolto, ricevendo un pasto completo da asporto, come accaduto nei mesi passati, quando i locali erano inaccessibili per effetto delle misure dettate dalla pandemia ma il servizio continuava a funzionare regolarmente.
La gran parte delle persone che si rivolgono alla mensa – attiva il mercoledì, il venerdì e il sabato dalle 16.30 alle 19 – «sono passate per l’hub vaccinale di Sant’Egidio ospitato nel complesso dell’ex San Gallicano – fa sapere D’Angelo -. La sua apertura ha permesso ai nostri amici di chiedere aiuto, mentre noi ci siamo occupati di sostenerli con la questione dei documenti». Dallo scorso luglio l’hub ha coinvolto nella campagna di immunizzazione oltre 6mila persone che, per motivi burocratici o di altro tipo, sarebbero rimaste escluse dal servizio sanitario nazionale. «Lì si potevano vaccinare tra volti amici, in un’atmosfera serena e familiare – prosegue -. Anche i più diffidenti non hanno avuto alcuna difficoltà».
Oltre al diritto alla vaccinazione, ai più fragili è stata così restituita anche la dignità di poter sedere a tavola in compagnia. «I volontari, circa una trentina, servono agli ospiti un menù ricco: c’è un primo, un secondo, un contorno, la frutta e un dolce. Chi vuole può fare anche il bis», riferisce ancora il responsabile, soffermandosi poi sulla grande macchina della solidarietà mobilitatasi fin dai primi mesi dell’emergenza Covid. «È stato un periodo in cui c’è stata una crescita della povertà ma anche la diffusione di un forte sentimento di generosità – rileva -. Un sentimento che è diventato azione concreta e che ha permesso, tra le altre cose, di moltiplicare i nostri centri di distribuzione da 3 a 28». Una rete di sostegno che ha prodotto i suoi frutti: «Alcune persone, che abbiamo aiutato e che si sono rimesse in carreggiata in seguito alla ripresa delle attività – racconta D’Angelo -, sono tornate da noi offrendo la loro disponibilità a dare una mano a chi ha ancora bisogno».
Un circolo virtuoso di amicizia testimoniato anche dalla storia di Antonio, uno degli ospiti della mensa di via Dandolo. Dopo aver dormito per strada nel periodo del lockdown, ha trovato un alloggio in uno dei luoghi aperti dalla Comunità di Sant’Egidio durante l’inverno. Oggi è riuscito a trovare un lavoro e vive in una camera tutta sua in un appartamento. «Queste testimonianze – conclude il responsabile – rivelano che la povertà è una parentesi che si apre nella vita degli uomini ma che si può anche chiudere se ci sono delle mani tese pronte ad aiutare».
15 novembre 2021

