Save the Children lancia l’Sos Somalia

50mila i bambini in lotta per la vita a causa della siccità; oltre 360mila quelli già colpiti da malnutrizione. L’incontro dei donatori internazionali

50mila, denuncia l’organizzazione, i bambini in lotta per la vita a causa della siccità; oltre 360mila quelli già colpiti da malnutrizione. L’incontro dei donatori internazionali

In vista dell’incontro dei donatori internazionali, previsto per giovedì 23 febbraio a Londra, Save the Children non cessa di richiamare l’attenzione sull’emergenza Somalia, dove si rischia una carestia peggiore di quella che nel 2011 provocò la morte di 260mila persone. Oltre 360mila i bambini già colpiti da malnutrizione nel Paese; per 71mila di loro si tratta di forme gravi, dovute alla siccità che ha investito vaste zone della Somalia. Se non verranno forniti aiuti con urgenza, i numeri, avvertono, potrebbero quasi triplicare, raggiungendo 944mila casi nel 2017, di cui 185mila di malnutrizione grave. In questo momento, secondo le Nazioni Unite, più di 50mila bambini rischiano di perdere la vita. Di qui la richiesta dell’associazione ai donatori di fornire i fondi di cui c’è urgente bisogno.

Intanto nelle cliniche e negli ospedali supportati dall’organizzazione nel Puntland, una delle aree maggiormente colpite dalla siccità, aumentnao significativamente i casi gravi di malnutrizione tra i bambini. «Abbiamo carenza di cibo, acqua e medicine, e se non riceveremo al più presto gli aiuti di cui abbiamo bisogno ci troveremo di fronte a una vera tragedia con la morte di tante persone», afferma Iftin Yusuf Mohamed, infermiera in una clinica materno-infantile di Yaka, un villaggio del Puntland. La donna spiega che le condizioni peggiorano di giorno in giorno e che l’arrivo massiccio nella regione di persone in cerca di pascoli verdi ha portato ad alti livelli di malnutrizione e fame.

Per Hassan Saadi Noor, direttore di Save the Children in Somalia, «quello a cui stiamo assistendo sul campo ci dice che siamo ormai a un punto di non ritorno e il netto peggioramento dei casi di malnutrizione indica che la carestia non è lontana. Siamo sull’orlo di una catastrofe simile a quella del 2011 e forse anche peggiore considerando la gravità delle condizioni attuali». La comunità internazionale – è l’esortazione del direttore locale dell’organizzazione – «deve intensificare i propri sforzi per fare in modo che quel tragico momento storico non si ripeta e sappiamo che agire efficacemente in questa fase può fare realmente la differenza».

Negli ultimi mesi la siccità che ha colpito la Somalia centro-meridionale, il Puntland e il Somaliland, la peggiore dal 1950, si è intensificata notevolmente a causa del mancato verificarsi delle piogge stagionali. Le condizioni dei bambini che soffrono la fame e delle loro famiglie sono in netto peggioramento. Nelle aree maggiormente colpite dalla siccità molte persone restano senza cibo per diversi giorni e si vedono costrette a dar da mangiare cartone al bestiame, nel tentativo disperato di mantenere in vita i propri animali. In alcune parti della Somalia il prezzo dell’acqua è cresciuto di 15 volte rispetto al periodo precedente alla siccità e anche il prezzo dei beni alimentari ha subito lo stesso incremento.

Gli operatori di Save the Childen raccontano la storia di Amina, 30 anni, che nella clinica di Yaka culla tra le braccia la piccola Aasiya, di 10 mesi, che le è stata affidata dalla famiglia. La famiglia della donna, spiegano, ha abbandonato le aree rurali per raggiungere un campo nei pressi della città, dopo che quasi tutte le loro pecore sono morte. Amina racconta che all’interno della comunità gli abitanti condividevano tutto ciò che avevano pur di aiutarsi reciprocamente e che uno dei suoi vicini è rimasto senza cibo per tre giorni prima che potessero offrigli quel poco che avevano. Racconta anche che spesso non riesce a dar da mangiare neanche alla piccola Aasiya e che non sa cosa fare quando piange per la fame. «I bambini sono lì che ti chiedono di dar loro da mangiare e tu invece ti senti impotente e disperato».

Arriva dalla Capitale del Puntland, Garowe, la testimonianza del figlio di Mohamed, Abdifatax, in cura in una clinica specialistica presso l’ospedale locale, colpito da una grave forma di malnutrizione. Le sue condizioni sono così gravi che viene alimentato attraverso un tubicino. «Mio figlio era malato da 20 giorni ed io ero molto preoccupato. Era gravemente malnutrito, vomitava e aveva la diarrea. Grazie a Dio negli ultimi tre giorni è stato nutrito adeguatamente», racconta Mohamed, che si sposta con i suoi familiari dalle aree rurali a Garowe per occuparsi del bestiame, ma la maggior parte degli animali sono morti. «In condizioni normali, le persone usano il bestiame per nutrirsi, ora invece accade il contrario e dalla città ci procuriamo cartone e fagioli per nutrire gli animali», spiega Mohamed.

Per implementare gli interventi di Save the Children finalizzati a soddisfare i bisogni urgenti di 2,5 milioni di somali colpiti da questa crisi sono necessari 100 milioni di dollari. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha chiesto alla comunità internazionale lo stanziamento di 863,5 milioni di dollari per fornire immediati aiuti salvavita alle popolazioni.  Per sostenere gli interventi di Save the Children nel Corno d’Africa: www.savethechildren.it/emergenze/siccita-corno-africa.

22 febbraio 2017