Sgreccia e l’etica del rispetto della vita

Don Angelelli (Cei): «Ha insegnato che la Chiesa può parlare di scienza, con intelligenza e fede nell’umano». Ricordi da Centro studi Livatino, MpV, Scienza & Vita

«Con la morte del cardinale Elio Sgreccia perdiamo un sacerdote, uno scienziato, un docente che ha rappresentato per l’Italia e per il mondo una pietra miliare nello sviluppo della bioetica». Il direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale della salute don Massimo Angelelli ricorda il cardinale Elio Sgreccia, scomparso ieri, 5 giugno, alla vigilia del 91° compleanno. E gli riconosce anzitutto il merito di aver saputo promuovere efficacemente «l’integrazione tra dottrina cristiana e materie scientifiche, insegnando che la Chiesa può legittimamente parlare di scienza e lo può fare con cognizione di causa, con scrupolo scientifico, con intelligenza e fede nell’umano». La sua missione in seno alla Chiesa e al magistero, prosegue, «è stata incentrata sull’etica del rispetto della vita, presupposto di un equilibrio molteplice e, in questa prospettiva, per primo ha compreso e analizzato questioni e tematiche che hanno visto uno sviluppo esponenziale negli anni successivi, leggendo con lungimiranza profetica i segni dei tempi». Per Angelelli, tra gli insegnamenti che lascia c’è anzitutto la «ferma convinzione che nel dialogo costante e fondato sulla ragione sia possibile ancora promuovere una scienza retta. Una scienza che faccia sì che sia valido e buono ogni intervento nell’uomo se rispetta la vita e la dignità della persona, se contribuisce al suo arricchimento, perché, per usare le sue parole: è bene comune quello che passa attraverso il bene di ogni persona, a cominciare dai più fragili».

«Devozione e gratitudine» nel ricordo del porporato scomparso anche da parte del Centro studi Livatino. «È tornato alla casa di quel Padre – si legge in una nota -, le cui opere ha descritto in modo mirabile e profondo, cogliendo il nesso inscindibile fra etica e scienza e insegnandolo per decenni». L’auspicio, proseguono i giuristi del Centro, è che «in un tempo così buio per il rispetto della più elementare antropologia, coloro che lo hanno avuto e lo hanno come punto di riferimento continuino a farsi illuminare dal lavoro che ha svolto e dal ricorso a Lui nella preghiera». E tra quanti lo hanno avuto come punto di riferimento c’è senz’altro il Movimento per la vita italiano, che ricorda la «profonda, lunga e fruttuosa amicizia con il cardinale Elio Sgreccia, il “nostro” don Elio».  Soprattutto, dichiarano dal Movimento, «ci mancherà quel paterno affetto per il quale continueremo a nutrire per lui una gratitudine particolarmente intensa. Sempre vicino nei momenti di difficoltà; sempre pronto a dare sicurezza e forza. Ci ha istruiti e formati come autorevole guida – ricordano -. Ci ha accompagnati in questi decenni con generosità e fiducia, incoraggiandoci sempre a costruire quel mondo nuovo fondato sulla verità e sull’amore. Un punto di riferimento fondamentale per affrontare le tante e potenti aggressioni contro la vita umana, in particolare quella nascente». Quindi, ricordando tra le altre cose il conferimento al cardinale del Premio europeo Madre Teresa di Calacutta – «dedicato alle personalità di spicco nella difesa della vita umana» -, lo annoverano insieme ai «nostri amici che ci hanno preceduto nella casa del Padre della Vita»: da san Giovanni Paolo II a Chiara Corbella Petrillo, passando per santa Teresa di Calcutta, appunto, santa Gianna Beretta Molla, don Oreste Benzi, don Zeno Saltini, Giorgio La Pira, Chiara Lubich e Jerome Lejeune.

Di Sgreccia come «uomo di studio» parla la nota diffusa da Scienza & Vita, attraverso le parole del presidente Alberto Gambino, ricordando il suo impegno nella riflessione «in campo teologico, filosofico, antropologico ed etico, approdando a quella che potremmo definire la sua “seconda vocazione”, ovvero la fondazione e la sistematizzazione del pensiero bioetico personalista». Gambino lo ricorda come «educatore e formatore, sia di sacerdoti che di laici, e anche di professionisti e ricercatori che attraverso il suo insegnamento hanno cercato e trovato gli strumenti per un orientamento etico nella loro vita e nella loro attività professionale». Ma «ci piace anche ricordare che don Elio – così lo chiamavamo tutti e così lui amava farsi chiamare – è stato innanzitutto sacerdote, nella pienezza di un ministero al quale è rimasto fedele per tutta la vita, esercitandolo nella quotidianità, in ogni situazione e contesto in cui si è trovato». In particolare poi Scienza & Vita è anche «profondamente grata e debitrice al cardinale Elio Sgreccia per il profondo rigore intellettuale con cui, lungo gli anni, egli ha formato molti dei suoi membri nell’ambito bioetico, consentendoci di interpretare le sfide legate allo sviluppo scientifico e tecnologico alla luce di quei valori comuni che trovano il loro fondamento nella tutela della vita umana, fin dal suo inizio e per tutta la sua parabola temporale, fino alla sua conclusione naturale».

6 giugno 2019