Sgreccia, maestro di bioetica
Un convegno alla Cattolica ha ricordato il cardinale morto nel 2019. Il vescovo Giuliodori: «Su quei temi era il riferimento numero uno». Manto (diocesi di Roma): «Ha affrontato battaglie non facili»
L’Università Cattolica del Sacro Cuore ha ospitato venerdì 6 giugno il convegno “Una vita con la scienza per amore di Cristo e dell’uomo”, in ricordo del cardinale Elio Sgreccia, morto a Roma il 5 giugno 2019 alla vigilia del suo 91° compleanno, e a 40 anni dalla fondazione dell’Istituto di Bioetica, nel giugno 1985. Il vescovo Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico dell’Università, oltre che dell’Azione cattolica, nel suo saluto ha evidenziato come Sgreccia abbia lasciato traccia «in tutti i ruoli che ha svolto», a cominciare da quando era rettore del Seminario di Fano. Poi, una volta a Roma, «il dialogo è diventato molto concreto e devo molto della mia formazione al rapporto con lui». Giuliodori ha ricordato il periodo del referendum sulla legge 40, in cui «sui temi di bioetica era il riferimento numero uno e sapeva andare alle questioni essenziali pur rimanendo sempre prudente, anche se, come sappiamo, non le mandava a dire».
Per la diocesi di Roma è intervenuto monsignor Andrea Manto, presidente della fondazione Ut vitam habeant e vicario episcopale per la pastorale della salute, che ha usato tre aggettivi per definire Sgreccia: generoso, coraggioso e vigoroso. «Tutti ricordiamo la passione con cui si impegnava. Si spendeva fino in fondo per le cose in cui credeva e le persone che gli erano affidate. È stato amico fedele e sacerdote appassionato, sotto il profilo spirituale ma anche umano, attento alla vita e ai bisogni delle persone. Coraggioso perché ha aperto una strada nuova, ha saputo affrontare battaglie non facili, sempre però argomentando. Vigoroso perché non era rigido ma rigoroso, aveva sempre la chiarezza espositiva dello studioso e questo aiutava tutti».
Con un ricordo personale, ha aggiunto che «don Elio ha seminato tanto nelle vite di molti studenti. Dopo la mia conversione, quando ero diacono, mi chiamò e disse che era contento che fosse nata una vocazione dalla Cattolica e che avrei sempre potuto contare su di lui. Per anni non ci siamo rivisti, e alla fine fu lui di nuovo a chiamarmi per dargli una mano nella fondazione Ut vitam habeant. Parlò con il cardinale Vallini, e da allora ho seguito il lavoro che può dare ancora molto anche in campo scientifico».
«Ha saputo coniugare il rigore del ragionamento e la tenerezza dell’amore», ha detto in un videomessaggio il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. «L’insegnamento di Sgreccia testimonia la ricerca di una verità oggettiva in un’epoca in cui il relativismo completa la sua trasformazione in nichilismo. Spetta a noi rinvigorire la testimonianza del suo pensiero». Il rapporto speciale con Giovanni Paolo II, a cominciare da quando Sgreccia fu chiamato ad assistere all’operazione dopo l’attentato dell’81, è stato sottolineato da Paola Pellicanò, che del cardinale fu stretta collaboratrice e presiede l’associazione Donum vitae, fondata nel 1989. In quell’epoca nacque la pastorale della vita. Un binomio, bioetica e pastorale della vita, che in don Elio si tradusse nella carità «con tanti servizi alla vita».
Monsignor Alberto Bochatey, vescovo ausiliare di La Plata, agostiniano, amico di Papa Leone e allievo di Sgreccia, ha sottolineato come «don Elio ha fatto della bioetica un ambito profetico. Oggi nessuno cura il concetto della dignità della vita. Lui lo aveva capito benissimo». E ha evidenziato come sia in Dignitas infinita che nel documento sull’intelligenza artificiale ci sono tante riflessioni etiche che provengono dall’insegnamento di Sgreccia. «Un modo per illuminare le nuove sfide del nostro tempo». Un rapporto personale con Sgreccia è stato quello di Gabriella Gambino, sottosegretario del dicastero vaticano per i Laici, la vita e la famiglia: «Un grande maestro, forte nella fede e nel carattere in quella che considerava la sua missione: la difesa della vita umana dal concepimento alla morte naturale». Gambino ha infine fatto un richiamo alla corresponsabilità dei laici perché la pastorale della vita è un «impegno serio e deciso per accompagnare uomini e donne nell’abbracciare il vangelo della vita nelle scelte e nella vita di tutti i giorni. Le questioni bioetiche sono entrate nelle nostre case ma fatichiamo a dare risposte che spesso non diamo».
9 giugno 2025

