Sinner: «Giocare a Roma è speciale»

Conclusi con la vittoria di Alcaraz gli Internazionali di tennis 2025. In campo femminile, vittoria di Paolini in singolare e bis in doppio con Errani. Il presidente Fitp Binaghi: «Non mi rassegno a essere secondo dietro al calcio e agli Slam»

È mancato l’ultimo assolo, quello che avrebbe fatto alzare le braccia al cielo anche alle statue del Pietrangeli. Non ce l’ha fatta Jannik Sinner a scrivere l’epilogo di un’edizione degli Internazionali Bnl d’Italia che rimarrà comunque memorabile con la vittoria di Jasmine Paolini in singolare e il bis in doppio con la sua amica Sara Errani.  Carlos Alcaraz ha dominato la finale maschile con il punteggio di 7-6 6-1, confermandosi come l’unico giocatore in grado di scalfire il tennis granitico dell’azzurro. Ha sfondato le difese del numero uno del mondo con la potenza di un ariete. Ha annullato due set point nel primo set, che poi ha vinto al tiebreak, mentre nel secondo ha inserito la “modalità fenomeno” strappando applausi anche a chi era già pronto a celebrare una vittoria che in Italia manca da 49 anni, da quando Adriano Panatta venne incoronato re di Roma nel 1976.

All’inizio del match, sembra di un unico colore il Campo Centrale del Foro Italico. Dalle tribune al campo. Le magliette che riempiono gli spalti, la terra rossa infuocata dal sole della Capitale e i capelli del numero uno che spuntano dalla visiera del cappellino. Mille sfumature dell’arancione sinneriano riconoscibile a chilometri di distanza. I giochi iniziali del primo set scivolano via senza troppi patemi. Non se ne aggiungono altri a quelli che hanno già reso l’aria della Capitale irrespirabile. Sono tutti in apnea. Gli unici che cercano di respirare sono Sinner e Alcaraz. L’ossigeno prova a fare irruzione nei polmoni tra un punto e l’altro. È una vera e propria lotta di sopravvivenza. Jannik e Carlos si tengono lontani. Sembra una guerra di posizione, più che uno scontro a campo aperto.

È nel decimo gioco che cambia la partita. L’italiano si ritrova in mano due set point, ma li spreca inesorabilmente. Il primo lo spara a rete, mentre il secondo lo butta via con un rovescio lungo linea finito larghissimo. Due errori che sono il frutto di pochi match sulle gambe, come spiegherà poi in conferenza stampa. Scorie lasciate dai tre mesi di sospensione legati al caso Clostebol e raccolte con grande maestria dallo spagnolo, che nel tiebreak comincia ad alzare il livello per poi blindare il set con una volée di dritto a campo aperto.

Nel secondo parziale, il murciano mette definitivamente la freccia. Sinner cala d’intensità, mentre Alcaraz alza i giri del motore sfoggiando colpi vincenti, smorzate e recuperi contro ogni legge della fisica. Il pubblico non sa se applaudire o rimanere in silenzio. Ma alla fine il tributo arriva. Sia per l’italiano, che ha fatto sognare milioni di tifosi, sia per lo spagnolo, che si è meritato il trofeo senza colpo ferire.

«Giocare qui a Roma è speciale – ha detto Sinner in conferenza stampa -. È come se la gente mi prendesse in braccio come un bambino. Il supporto è stato incredibile. Sicuramente ci sono delle cose che dobbiamo migliorare se vogliamo fare bene a Parigi. Ma sono più vicino di quanto mi aspettassi al livello che sento di dover raggiungere». All’uscita dallo stadio, c’è un’atmosfera leopardiana. La consapevolezza che, nonostante l’ultima sconfitta, sia finito un giorno di festa. La nostalgia di dover tornare alla normalità dopo due settimane che sono sembrate un unico grande sogno a occhi aperti. Un viaggio coronato dal grande ritorno di Sinner, dal suo incontro con Papa Leone XIV, dalla conferma di Lorenzo Musetti, che si è arreso solo ad Alcaraz in semifinale, ma soprattutto dalla doppia vittoria di Paolini, che ha avuto l’onore di essere sostenuta in tribuna dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il trionfo in singolare mancava dal successo di Raffaella Reggi a Taranto nel 1985. Jasmine, così simile a Jannik nei sorrisi, nell’allegria che porta in campo e nel suo amore per il tennis, ma allo stesso tempo così diversa nella storia. La nuova numero 4 del mondo è esplosa solo a 28 anni e lei stessa ha più volte dichiarato di non aver mai nemmeno sognato di raggiungere simili risultati. La testimonianza vivente che nella vita non è mai troppo tardi. Come ha dimostrato anche la rinascita di Sara Errani, che ieri, proprio insieme alla numero uno d’Italia, ha riconquistato il trofeo di doppio.

Le pagine di questa edizione del torneo rimarranno per sempre macchiate di inchiostro azzurro. Ma si guarda già avanti, come ha sottolineato ieri il presidente della Fitp Angelo Binaghi, che ancora una volta non ha nascosto le sue ambizioni. «Non mi rassegno a essere secondo dietro al calcio e agli Slam – ha detto -. Oggi i campioni del mondo siamo noi, dentro il campo e a livello organizzativo. Se continueremo a lavorare bene, credo che le occasioni per il salto non mancheranno. Sinner, Paolini e Musetti sono un esempio».

Il torneo ha chiuso con 35,5 milioni di incasso (390mila gli spettatori paganti) e con 357 milioni di euro di impatto sociale. Cifre da record per uno sport che è sempre di più nel cuore degli italiani.

19 maggio 2025