Siria, 4 milioni di bambini non conoscono altro che la guerra

Il bilancio di Save the Children all’inizio del nono anno di conflitto, in un nuovo report. 1 su 2 ha bisogno di assistenza umanitaria, 1 su 3 è senza scuola e almeno 2,5 milioni sono sfollati all’interno del Paese

Un domani migliore: la voce dei bambini siriani“. Si intitola così il nuovo rapporto di Save the Children che fa il punto, dopo 8 anni di conflitto in Siria. Il risultato: 4 milioni di bambini che non conoscono altro che la guerra. Di questi, 1 su 2 ha bisogno di assistenza umanitaria, 1 su 3 è senza scuola e almeno 2,5 milioni sono sfollati all’interno del Paese. Proprio da questi ultimi arrivano le testimonianze contenute nel report: oltre il 30% si sente angosciato, insicuro e solo, ma tutti chiedono ai leader della comunità internazionale riuniti a Bruxelles domani, 12 marzo, per la 3° Conferenza dei donatori pace, stabilità e istruzione per poter ricostruire la Siria.

Nell’indagine realizzata dall’organizzazione internazionale sono stati coinvolti i governatorati di Idlib, Aleppo, al-Raqqa e al-Hassakeh, tra i più colpiti dalla guerra in Siria, dove vive più della metà dei bambini che all’interno della Siria si trovano in condizioni precarie e bisognosi di assistenza umanitaria. Mentre il conflitto sta entrando nel suo nono anno il prossimo 15 marzo 2019, il 30% dei bambini intervistati ha dichiarato di non sentirsi al sicuro e per più della metà di loro le violenze del conflitto, la separazione dalle famiglie o la perdita dei propri familiari, la distruzione delle abitazioni e delle infrastrutture, insieme alla mancanza di scuole e assistenza sanitaria, sono la dura realtà con la quale sono costretti fare i conti ogni giorno.

«La povertà e la disoccupazione causate dal conflitto hanno minato la stabilità delle famiglie e forzato ragazzi che dovrebbero andare a scuola a svolgere lavori pericolosi o a sposarsi precocemente», spiegano da Save the Children. Basti pensare che il 65% delle bambine e ragazze afferma che i matrimoni precoci sono un problema molto serio nella comunità. Ancora, i tassi di malnutrizione, malattia e disabilità sono aumentati a dismisura durante il conflitto e i bambini ascoltati nell’indagine si sentono impauriti, tristi, ansiosi e molti di loro manifestato i segni di un forte stress emotivo.

Nel report c’è la testimonianza di Lina, 13 anni, sfuggita all’assedio nel Ghouta orientale, che oggi vive a Idlib: «La guerra ha portato via tutto a noi bambini e ci ha lasciato senza nulla, senza istruzione e senza futuro. I miei genitori sono stati uccisi quattro anni fa quando la nostra casa è stata colpita da una bomba, e ho sperato di morire anch’io, ma Dio aveva altri piani. Voglio che la guerra finisca – le parole di Lina – per poter tornare dove vivevo e ricostruire il mio Paese. Non chiedo altro che poter tornare a scuola. Spero che il modo si accorga di noi e ci aiuti». Sara, 14 anni, è stata ferita durante un attacco aereo che ha distrutto la sua casa a Deir Ezzor, e ora vive in un campo profughi in Siria. «Prima della guerra – racconta – la mia vita era bellissima ed ero felice con la mia famiglia. Ora non sono più felice, la mia vita e la guerra sono una cosa sola. Anche qui, il rumore di un aereo in cielo mi fa subito paura. Penso sia molto importante che noi bambini possiamo parlare della nostra vita. È difficile immaginare il futuro del mio Paese quando non abbiamo neanche una casa ma sono ancora ottimista. Vorrei dire a tutti i bambini del mondo di non allontanarsi mai troppo dalla loro famiglia e di non giocare con oggetti pericolosi».

Dai piccoli siriani, desideri uguali a quelli di tutti gli altri bambini del mondo: il 70% degli intervistati desidera passare tempo con gli amici, l’86% vorrebbe andare bene a scuola, il 98% sogna di stare con i propri cari, mentre la quasi totalità (98%) vorrebbe vivere in un contesto di pace e privo di ogni forma di violenza. «Tanti bambini in Siria non hanno avuto altro che la guerra, e hanno gli occhi pieni di dolore e violenza – commenta il portavoce di Save the Children Italia Filippo Ungaro -. Quelli di cui abbiamo raccolto le testimonianze si sentono soli e insicuri, molti hanno perso la loro famiglia. Chi ha commesso queste gravi violazioni contro i bambini siriani durante il conflitto ne deve rispondere di fronte alla comunità internazionale. Chiediamo ai leader che si incontreranno a Bruxelles di ascoltare la voce dei bambini siriani. Anche se hanno attraversato otto anni di guerra e violenze, sono ancora fiduciosi di poter costruire un futuro migliore per il loro Paese. Chiedono pace, stabilità e istruzione, e la comunità internazionale deve trovare il modo di rispondere alla loro richiesta».

Dai risultati della ricerca emerge che i bambini e ragazzi coinvolti nell’indagine di Save the Children hanno chiare aspettative nei confronti degli adulti di riferimento nel loro Paese e vorrebbero che si adoperassero per la fine del conflitto (60%), garantissero loro un’educazione (13,4%) o servizi sanitari (7,5%) e infine si impegnassero per la ricostruzione del Paese. Altrettanto decise sono le richieste che vengono fatte alla comunità internazionale che secondo il 56% degli intervistati dovrebbe trovare soluzioni per la fine della guerra e per proteggere i bambini, alleviare la loro povertà e sofferenza (13,4%), investire sulla ricostruzione del Paese (13%), aiutare i rifugiati siriani a tornare a casa (7%).
Save the Children, che ha lanciato quest’anno in occasione del centenario della sua fondazione la campagna “Stop alla guerra sui bambini”, chiede ai delegati che parteciperanno alla 3° Conferenza dei Paesi Donatori a Bruxelles di impegnarsi pubblicamente per sostenere una ripresa rapida della vita dei bambini in Siria, con investimenti specifici e continuativi sui settori che riguardano i minori. Le parti in conflitto e la comunità internazionale, è la richiesta dell’organizzazione, devono anche creare le condizioni necessarie per la pace e la protezione dei bambini, garantendo a tutti l’accesso ai servizi fondamentali di cui necessitano.

11 marzo 2019