Siria, la guerra “compie” 5 anni
200mila i morti, 4milioni gli sfollati interni e 2 milioni e mezzo in Paesi vicini. L’arcivescovo di Damasco Nassar: «Tutto ciò che desideriamo è la pace»
200mila i morti, 4milioni gli sfollati interni e due milioni e mezzo in Paesi limitrofi. L’arcivescovo maronita di Damasco Samir Nassar: «Tutto ciò che desideriamo è la pace»
Certamente. L’unico progetto che potrà garantire futuro al mio Paese è tornare a vivere insieme cristiani e musulmani. Il nostro futuro passa per la convivenza. Prima della guerra si viveva in pace. Non abbiamo mai capito abbastanza i motivi che hanno scatenato questa guerra. Nel 2011 si sono registrate manifestazioni pacifiche.
Data la complessità dei fatti è difficile dirlo con certezza. Le proteste si sono trasformate in conflitto armato, che pian piano è diventato regionale e adesso mondiale. Vi sono coinvolti ben 83 Paesi. Tante nazioni del Medio Oriente sono in fiamme, non solo la Siria e l’Iraq. Ci sono milioni di siriani in balìa delle violenze e che fuggono. La Siria è sempre stato un Paese pacifico, che ha accolto rifugiati armeni, palestinesi, iracheni, libanesi, curdi. Adesso nessuno vuole accogliere i siriani. È molto triste.Si combatte un po’ ovunque, Aleppo è assediata da tempo, a Damasco invece?
La città è nelle mani del presidente Assad, mentre le zone più periferiche sono controllate dai ribelli. Si combatte ogni giorno. La popolazione di Damasco cerca di vivere come può, tra tante difficoltà e ormai si è assuefatta ai combattimenti. Continua ad andare tutti i giorni a lavorare o a cercare come procurarsi il pane quotidiano. I siriani che sono all’estero non possono più aiutare i loro parenti rimasti nel Paese con rimesse in denaro perché è in atto un blocco dei versamenti verso la Siria. Chi ha scelto di emigrare all’estero non trova più un consolato aperto per chiedere un visto. Sono tutti chiusi. Anch’io, come tutti, ho paura. Mancano acqua, medicine, elettricità. Il valore della moneta è crollato. Chi può è andato all’estero.
È d’accordo con chi sostiene che questo conflitto rientri nello scontro settario tra sciiti e sunniti?
Lo scontro tra sciiti e sunniti è solo un aspetto del dossier Siria aperto sui tavoli delle grandi potenze. Da parte cristiana credo che la nostra missione sia tessere legami tra i diversi belligeranti. I cristiani rifuggono la guerra che sta colpendo tutti senza distinzioni.
Dialogare, tra gli altri, anche con l’Is pare cosa difficile se non impossibile.
L’Is combatte contro tutti. Ora che controlla alcune regioni irachene ricche di petrolio è nata la coalizione mondiale per fermarlo. Purtroppo la Siria è povera, non ha petrolio e quindi nessuno fa nulla per fermare l’Is in Siria.
Chi ricostruirà la Siria, i siriani o i Paesi che se la stanno spartendo?
La prima cosa è riportare la pace senza la quale non si può cominciare a ricostruire nulla, né le infrastrutture né i cuori. La Siria di adesso è un Paese fragile che vede combattere sul proprio suolo molte nazioni, molte fazioni, con tanti interessi. È difficile dire come finirà. (Daniele Rocchi)

