Siria, la testimonianza dei Gesuiti e l’intervento di Acs
Al via la campagna natalizia della fondazione. Il vescovo di Laodicea: «Progetti sostenuti dall’Italia per aiutare i siriani a restare nella loro terra»
Al via la campagna natalizia della fondazione. Il vescovo di Laodicea: «Progetti sostenuti dall’Italia per aiutare i siriani a restare nella loro terra»
Sabato 10 dicembre alle 17.45 quattro granate da obici hanno colpito la residenza dei Padri Gesuiti della comunità di San Vartan di aleppo, in Siria. È stata evitata una strage solo perché la Messa prevista per quell’ora era stata «provvidenzialmente» celebrata in un altro luogo diculto. Consistenti comunque i danni all’edificio: «Il crocifisso – riferisconoalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre – è crivellato di colpi e mutilato, e tuttavia è restato sulla croce cinque anni, solidale con le nostre sofferenze e il nostro isolamento. È là, sfigurato come la nostra città, e ci mostra il dolore di Dio di fronte alla brutalità degli uomini». I Gesuiti tuttavia non perdono la speranza: «Di fronte ad una catastrofe la gente pensa che Dio non avrebbe dovuto permetterla. Ma noi che conviviamo con la morte, evitabile se si lasciasse la città, vediamo che Dio c’è sempre. La sua provvidenza allevia il male, nella misura permessa dalla libertà dell’uomo».
Per “collaborare” con la provvidenza, Acs propone la campagna natalizia dedicata alle famiglie dei villaggi di Michrefeh, Rable e Ain Hlaquim, appartenenti alla diocesi di Laocidea. L’obiettivo: assicurare il riscaldamento a 600 di questi nuclei. Sempre a Laodicea Aiuto alla Chiesa che soffre sta finanziando un altro progetto per garantire latte e pannolini a 650 bambini, d’intesa con il vescovo maronita del nord della Siria Antoine Chbeir. «Abbiamo voluto questi progetti – dichiara il presule – sia per gli sfollati interni sia per le famiglie locali. Ci preoccupiamo anche delle famiglie locali perché ci sono gravi problemi economici, connessi alla svalutazione della moneta. Basti pensare – prosegue – che le famiglie qui vivono, in media, con l’equivalente di 50 dollari al mese». Di contro gli affitti delle case, ad esempio, sono in questo momento particolarmente elevati, dato l’afflusso di rifugiati interni. «La nostra gente non si può permettere questi costi», commenta monsignor Chbeir.
Nelle parole del presule c’è la preoccupazione per «tutto il popolo siriano, cristiani e
non cristiani. In questo modo – commenta – testimoniamo che i cristiani amano l’essere
umano e non cercano il loro vantaggio». Scurissime, secondo il vescovo, le prospettive per i prossimi mesi: «Non si tratta – osserva – prevalentemente di una guerra civile. È una guerra causata anche da foreign fighters europei, che sono avversi alla società occidentale e si identificano con l’Isis. Essendo alimentata da questi terroristi provenienti dall’estero – conclude -, la guerra non finirà a breve».
Ai cattolici italiani il vescovo di Laodicea chiede «anzitutto preghiere affinché possiamo ottenere finalmente la pace. Con la pace non avremo più bisogno di aiuti perché potremo farcela da soli. Ora però c’è la guerra, e abbiamo bisogno di riscaldamento per le famiglie, di latte e pannolini per i bambini… Abbiamo bisogno anche di sostenere l’educazione dei giovani, perché attraverso l’educazione possiamo combattere il terrorismo». Tutto questo perché «i siriani possano rimanere nella loro terra, terra in cui c’è Damasco, dove san Paolo si è convertito, terra della Cattedrale di san Simeone lo Stilita, costruita vicino ad Aleppo».
15 dicembre 2016

