Tarquinio: cronache al servizio della vita buona

Il direttore di Avvenire alla tavola rotonda online sull’informazione promossa dai salesiani per la festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti

È faticoso, ma doveroso fare giornalismo con la schiena dritta, tornando a “consumare le suole delle scarpe”, per dirla con Papa Francesco. Questo il refrain che ha fatto da sfondo alla tavola rotonda online “Quale il senso dell’informazione cattolica?”, promossa ieri, 23 gennaio, dalla Circoscrizione salesiana dell’Italia centrale, dalla parrocchia San Giovanni Bosco a Cinecittà e dal Centro Culturale Salesiano, in occasione dei 400 anni dalla morte del patrono dei giornalisti, san Francesco di Sales.

«Credo che la gente abbia voglia e bisogno di una informazione utile, il problema è fare capire che esiste ancora e che deve continuare a esistere», ha commentato Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, sottolineando che «la vita buona raccontata attraverso le cronache e le cronache messe al servizio della vita buona aiutano a cambiare le realtà storte, che vanno dalla criminalità organizzata che ti assedia al lavoro fatto male che uccide le persone». È importante, dunque, «fare le battaglie e i cattolici, in questo, ci mettono l’anima», ha aggiunto il direttore, ricordando che Avvenire, tra i primi quattro quotidiani italiani, «è stato fortemente voluto da san Paolo VI non per avere clienti, ma per fare del bene».

Presenza e testimonianza: sono queste le parole chiave per chi è chiamato a veicolare il messaggio di evangelizzazione attraverso l’informazione, secondo la giornalista e conduttrice televisiva Benedetta Rinaldi, la quale si è soffermata sullo spazio che le buone notizie riescono ad avere sui mezzi di comunicazione: «Non possiamo pensare che la punta di notizia buona diventi preponderante, però il suo solo “esserci” è ciò che tiene accesa la speranza della fiducia nell’altro e della presenza dell’amore, nonostante tutto e tutti – ha detto -. Quindi, quella del bene, è una vocazione minoritaria, ma guai a perderne la portata e la presenza».

L’incontro, moderato dal giornalista Rai Luciano Ghelfi, è stato anche l’occasione per riflettere sui limiti di un’informazione cattolica che oggi si trova ad affrontare alcuni problemi specifici. «Non siamo più desiderabili come comunicazione», ha osservato Rinaldi, precisando che «la maggiore criticità sta nel trovare l’interlocutore giusto, da un punto di vista televisivo o radiofonico, che sappia veicolare un messaggio “scomodo” in una maniera appetibile e non di nicchia. Se non forniamo soluzioni al mondo della comunicazione, nessuno ci interpella più».

Dello stesso parere don Stefano Martoglio, vicario del rettore maggiore dei salesiani: «Il mondo Chiesa ha sempre avuto una capacità di comunicazione grazie alla sua capacità di relazione, anche se adesso un po’ la stiamo perdendo – ha commentato -. Non solo: qualche volta i canali comunicativi che usiamo sono noiosi». Quindi l’invito a «non chiudersi nel silenzio, a essere “interferenza” e a coltivare una comunicazione oggettiva, verificata sul campo, capace di arrivare alle persone». Insomma, si tratta di trasmettere la Buona Notizia «in un modo che sia illuminante e che faccia pensare». Papa Francesco, aggiunge ancora Martoglio, «è forte nella comunicazione perché cerca nel messaggio una luce che susciti domande in chi lo ascolta».

Esiste dunque un modo sano per raccontare la realtà, come ha rimarcato ancora Tarquinio: «Sono gli occhi giusti delle persone che si sforzano di essere buone che cambiano l’informazione, altrimenti avremo soltanto quelli che cercano i punti esclamativi dentro la cronaca», è la conclusione del direttore di Avvenire, che ha colto l’occasione per invitare «i giovani giornalisti a essere forti e coraggiosi di fronte alle traversie di questo tempo».

24 gennaio 2022