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Tauran: «Paura e ignoranza, nemici del dialogo»

Il cardinale, ospite con Zavattaro a San Tommaso Moro, critica l’Europa e parla degli orrori dello Stato islamico. Sulla libertà di stampa: «No alla derisione»

di Daniele Piccini pubblicato il 26 Gennaio 2015
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Il cardinale, ospite con Zavattaro a San Tommaso Moro, critica l’Europa e parla degli orrori dello Stato islamico. Sulla libertà di stampa: «No alla derisione»

Incontrando i giovani della parrocchia San Tommaso Moro insieme al vaticanista del Tg1, Fabio Zavattaro, venerdì 23 gennaio, il cardinale Jean-Louis Tauran, dal 2007 presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso e da poco nominato Camerlengo di Santa Romana Chiesa, rimane fedele alla sua vocazione. Sceglie il dialogo socratico, fatto di brevi domande e risposte.

Sullo sfondo, la decisione di tanti giovani europei di votarsi alla causa terroristica dell’Isis. «Questi giovani che partono – risponde il cardinale invitato nella parrocchia del quartiere San Lorenzo a parlare sul tema “La missione evangelizzatrice e politica della Chiesa nei rapporti internazionali in favore della promozione dell’uomo” – sono pagati mille dollari al mese. Lo Stato islamico è ricchissimo. Uno di questi giovani ha ammesso di essere partito per denaro. All’origine di queste scelte dunque c’è la disuguaglianza sociale. Queste persone, inoltre, agiscono sotto l’effetto della droga. Chi, in condizioni psicologiche normali, potrebbe seppellire vivi una mamma e un bambino?».

La responsabilità del fenomeno del terrorismo islamico grava anche sull’Europa. «Molti Paesi europei non hanno integrato gli islamici. Questa chiusura andrebbe distrutta. La sete di identità può diventare patologica», suggerisce il porporato che il 13 marzo 2013 annunciò al mondo, dalla loggia di San Pietro, l’elezione del cardinale Jorge Mario Bergoglio al soglio pontificio.

Il dialogo, in effetti, ha sempre dei nemici. Il peggiore, spiega il cardinale Tauran, è «l’ignoranza, sia da parte cristiana che da parte musulmana. In Francia hanno paura dell’Islam, ma non hanno mai letto il Corano. Nel dialogo interreligioso si deve innanzitutto professare la propria fede. Poi si vede cosa si ha in comune con l’altro e cosa ci separa. Poi si mette tutto al servizio della società. La chiave del dialogo interreligioso è il sapere, la scuola e l’università. Altri nemici del dialogo sono la paura della differenza; la sete di potere; il denaro, che mette da parte Dio».

La differenza, al contrario, arricchisce sempre. «Frequentare i musulmani – rivela il porporato – è uno stimolo per la nostra fede. Loro non si vergognano di professare la propria fede. Questo è un grande valore. Il dialogo interreligioso mi ha permesso di approfondire la mia fede. Quando musulmani e cristiani hanno avuto il coraggio di parlarsi hanno fatto cose grandi, come nell’antichità, ad Alessandria d’Egitto. Se è accaduto ieri perché non può accadere domani?».

Aiuta anche il riconoscimento delle qualità del proprio interlocutore. «I cristiani – aggiunge Zavattaro ricordando il caso del Libano – rappresentano ancora il 50% del Parlamento, anche se non sono più la maggioranza nel Paese. I musulmani hanno chiesto loro di rimanere perché riconoscono che sono capaci di accompagnare il cambiamento senza prevaricare l’altro».

Aiuta non abusare della libertà d’espressione. «È stato legittimo – afferma Tauran, riferendosi all’attentato nella redazione del magazine satirico Charlie Hebdo dello scorso 7 gennaio e ai cortei parigini che ne sono seguiti – che tante persone manifestassero contro la minaccia della libertà d’espressione. Ora però dobbiamo fare la differenza tra humour e dissacrazione, che è grossolana e volgare. Se uno prende in giro i valori sacri degli altri la reazione è incontrollabile. In Europa, abbiamo visto, la libertà religiosa può prendere la forma della derisione. Se stuzzichiamo i musulmani con le vignette, dobbiamo aspettarci una risposta. Il sottotitolo stesso di Charlie Hebdo è “cattivo e stupido”. È una pattumiera, non giornalismo».

Come in tutti i buoni dialoghi, alla fine della serata resta un’impressione positiva della personalità dell’altro: «Quando una persona, come il cardinale Tauran, serve la Chiesa con anima e corpo – conclude il parroco monsignor Andrea Celli – è veramente libera».

 

26 gennaio 2015

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