Teatri privati, appello per uscire dall’emergenza

L’allarme di un’associazione che riunisce 14 sale tra cui tre romane, Ambra Jovinelli, Quirino e Sistina: migliaia di lavoratori a rischio

Dire che il 15 giugno si riaprono teatri e cinema è «non sapere che mestiere facciamo. Ascoltateci». A lanciare l’appello è l’Atip, Associazione Teatri Italiani Privati, che riunisce 14 grandi sale in tutta Italia (Ambra Jovinelli di Roma, Augusteo di Napoli, Celebrazioni di Bologna, Colosseo di Torino, Geox di Padova, EuropAuditorium di Bologna, Lyrick di Assisi, Metropolitan di Catania, Morato di Brescia, Politeama di Genova, Quirino di Roma, Sistina di Roma, TeatroTeam di Bari, Verdi di Firenze).

Quattordici palcoscenici, che in una stagione realizzano 2.500 giornate di spettacolo dal vivo, con oltre 2 milioni di biglietti venduti e un volume di 50 milioni di euro. Ma che ora, dopo i due mesi di chiusura, vivono una grave emergenza economica. «Nonostante il grande sforzo compiuto dal Governo e dalle istituzioni scientifiche e sanitarie per mettere a punto un piano che ottemperasse alle concrete esigenze e bisogni delle imprese di cultura e spettacolo dal vivo – si legge in una nota -, riceviamo un protocollo di cosiddetta “riapertura” che risulta a dir poco inconsistente e totalmente scollato dalla realtà operativa del settore». «Per noi la fase 2 non esiste – spiega Massimo Romeo Piparo, direttore del Sistina e ideatore dell’Atip -. Noi viviamo dei biglietti venduti. Capiamo che il Comitato tecnico scientifico deve occuparsi di mille cose, ma dire che il 15 giugno, con le limitazioni indicate, si riapre è essere inconsistenti. Per questo diciamo: incontrateci».

L’Atip sottolinea che «l’eventuale chiusura delle imprese di spettacolo private avrà come conseguenza immediata il licenziamento di migliaia e migliaia di lavoratori del comparto e dell’indotto. Occorre prolungare alcuni strumenti già messi in atto per assorbire l’impatto della fase 1 e cioè cassa integrazione in deroga/ fondo incremento salariale almeno fino alla fine delle restrizioni imposte dall’attuale decreto, credito d’imposta sugli affitti fino a dicembre 2020, abolizione dell’Imu per i mesi in cui non si è svolta attività di spettacolo».  Tra le richieste, anche l’estensione dell’art bonus al teatro privato e la defiscalizzazione totale dei biglietti acquistati per la cultura e l’intrattenimento dal vivo per tutto il 2021.

27 maggio 2020