Telefonata tra Trump e Zelensky, la Casa Bianca: «Mai così vicini alla pace»
Dopo il presidente russo Putin, il leader Usa ha sentito anche quello ucraino, che si è detto disposto a «implementare lo stop agli attacchi alle centrali». Il tycoon si è proposto di contribuire alla sicurezza di Kiev controllando le centrali elettriche e nucleari
«Ottima telefonata». Il presidente americano Donald Trump ha usato queste parole per definire il colloquio di ieri, 19 marzo, con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, all’indomani della telefonata con il presidente russo Vladmir Putin. «Siamo sulla buona strada», ha commentato a caldo in un post su Truth. All’orizzonte infatti c’è la ripresa dei colloqui, domenica 23 marzo in Arabia Saudita, mentre è già iniziato lo scambio di prigionieri tra Mosca e Kiev, che però si accusano a vicenda di attacchi contro obiettivi strategici. Per il leader Usa, le posizioni di Russia e Ucraina sono in fase di allineamento e spetterà ai team tecnici che si incontreranno nei prossimi giorni chiudere il cerchio.
Soddisfatto del colloquio «franco e sostanziale» anche il leader di Kiev. «Abbiamo concordato che l’Ucraina e gli Stati Uniti devono continuare a lavorare insieme per raggiungere una vera fine della guerra. Crediamo che insieme all’America, al presidente Trump e sotto la guida americana, si possa raggiungere una pace duratura quest’anno», ha scritto su X. Sul tavolo dei due leader anche la situazione nel Kursk e la necessità di «condividere le informazioni tra i loro stati maggiori della difesa man mano che la situazione sul campo di battaglia si evolve».
A rendere conto dei punti fermi stabiliti nel colloquio è una nota del dipartimento di Stato Usa. Anzitutto, Trump si è impegnato ad aiutare Zelensky ad ottenere nuovi sistemi di difesa aerea, in particolare Patriot, anche se non direttamente dalle riserve del Pentagono. Un’apertura parziale, da parte sua, che ha sempre avvertito di non voler fornire più armi all’Ucraina. In secondo luogo, mentre sembra per il momento sospeso l’accordo sulle terre rare, il presidente americano si è proposto di contribuire alla sicurezza di Kiev controllando le centrali elettriche e nucleari del Paese. Gli Stati Uniti, ha detto, «potrebbero essere molto utili nella gestione di tali impianti con la loro competenza in materia di elettricità e servizi di pubblica utilità». E nella nota del dipartimento di Stato si ribadisce che «la proprietà americana di queste centrali rappresenterebbe la migliore protezione per tale infrastruttura e il miglior supporto per l’energia ucraina». Ancora, il tycoon ha anche promesso di «riportare a casa» i bambini ucraini rapiti.
Zelensky ha dichiarato di aver discusso con Donald Trump della possibilità che gli Stati Uniti controllino solo una centrale nucleare ucraina, quella di Zaporizhzhia, «che si trova sotto occupazione russa», ha riferito ai giornalisti nella conferenza stampa seguita alla telefonata. Ha anche assicurato di non aver sentito «alcuna pressione» da parte di Trump affinché facesse delle concessioni per arrivare alla pace. Dal canto suo, però, Kiev ha accettato di porre fine «agli attacchi all’energia e ad altre infrastrutture civili», come chiesto nella proposta russa di tregua parziale. Nelle parole del presidente, «gli ucraini vogliono la pace, motivo per cui l’Ucraina ha accettato la proposta di un cessate il fuoco incondizionato» avanzata dagli Stati Uniti la scorsa settimana a Gedda. «Continueremo a lavorare per far sì che ciò accada – ha assicurato Zelensky -. Riteniamo che tali passi siano necessari per creare la possibilità di preparare un accordo di pace completo durante il cessate il fuoco».
Nel frattempo però continuano i reciproci attacchi. Mosca ha denunciato di aver respinto cinque offensive delle forze ucraine verso la regione russa di Belgorod e di aver abbattuto 57 droni ucraini su quattro regioni russe e sul Mar d’Azov. Kiev, dall’altra parte, ha accusato le forze russe di aver attaccato con due missili balistici Iskander-M, quattro missili antiaerei S-300 e 145 droni di vario tipo e di aver colpito il sistema elettrico che alimenta le ferrovie nella regione ucraina di Dnipropetrovsk, nel centro del Paese. Concluso con successo invece lo scambio di 175 prigionieri di guerra per parte annunciato dopo la telefonata tra Putin e Trump, ha annunciato il ministero della Difesa russo, aggiungendo che Mosca ha consegnato a Kiev anche 22 prigionieri di guerra «seriamente feriti» e che necessitano di cure mediche urgenti come «gesto di buona volontà».
Ad affermare l’impossibilità per l’Europa di accettare lo stop dell’invio di armi all’Ucraina è Kaja Kallas, Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza. Parlando a un gruppo di agenzie internazionali ha spiegato che la Russia vuole che Kiev «abbassi la guardia. Abbiamo visto quel che è successo con Minsk 1 e 2: se Mosca ottiene il divieto di fornire aiuti militari all’Ucraina sarà libera di continuare perché gli ucraini non potranno difendersi da soli, quindi è chiaro che non può funzionare, non può essere l’accordo – ha ribadito -. La garanzia di sicurezza più forte è un esercito ucraino forte, anche questo è molto chiaro». Per Kallas, «se si leggono i due resoconti della telefonata, è chiaro che la Russia non vuole fare concessioni. Mi risulta che la Russia abbia detto che ci sono stati colloqui sugli aiuti militari all’Ucraina, mentre Trump dice di no, che questo non è stato discusso. Ciò dimostra anche che della Russia non ci si può fidare, forse ora lo vedono anche gli americani. Ora è lecito chiedersi cosa succederà».
Affidato a X il commento della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. «Una pace completa, giusta e duratura per l’Ucraina deve essere il risultato di questa terribile guerra. Ci auguriamo che la telefonata di ieri rappresenti un progresso in questa direzione. Rimaniamo fermi nel nostro sostegno all’Ucraina». Anche dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres arriva l’appello che «il cessate il fuoco parziale apra la strada a una pace giusta che rispetti l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina».
20 marzo 2025

