Tempo di scelta, il bivio della scuola superiore
Un momento che segna un primo spartiacque, nell’affacciarsi alla vita adulta. Il ruolo delicato degli insegnanti. Il sostegno, la stima e la fiducia dei genitori
In questi giorni freddi di gennaio, mentre il Paese degli adulti sembra rincorrere i fantasmi del proprio passato, tra sfilze di foto su come eravamo dieci anni fa, un cantante ottantenne che risorge nel corpo attraverso il simulacro di un cartoon milionario, un politico altrettanto ottantenne che sente di doversi accollare le sorti degli italiani, è nel silenzio della quotidianità che avviene l’unico vero rito di passaggio per il futuro: migliaia di ragazze e ragazzi si stanno iscrivendo per la prima volta alla scuola secondaria di secondo grado.
Si tratta di un momento bello, spesso sofferto e carico di dubbi, che segna un primo spartiacque nella vita di chi a quattordici anni deve scegliere a un bivio che, se non determinerà in modo assoluto la propria vita, darà sicuramente una prima significativa direzione. Sebbene a mio parere l’importanza di un passaggio come questo riguardi tutta la società, la mente va ai ragazzi e alle ragazze che devono decidere, alle famiglie e agli insegnanti che devono accompagnarli ed è a loro che voglio dedicare tre pensieri.
Agli insegnanti degli istituti secondari di primo grado, che conoscono e hanno educato i ragazzi che devono indirizzare, vorrei dire quanto è delicato e importante il loro ruolo. Certo, anche per quelle ragazze e quei ragazzi per i quali l’indicazione sarà quel «tutti i licei» così semplice e gratificante, ma in modo decisivo soprattutto per quei ragazzi e quelle ragazze per i quali la guida dell’insegnante diventa determinante perché capace di accompagnare attitudini e inclinazioni più particolari verso un futuro che deve essere altrettanto degno. Guai, se già a questo livello, il semplice orientare i ragazzi diventasse un non detto «tu hai già vinto» a qualcuno, a fronte di un «tu non hai perso ma ti devi accontentare» a qualcun altro, fino a un vergognoso «tu hai perso e non ti resta che questa scelta»: la scuola, gli insegnanti, noi tutti avremmo fallito.
Ai genitori vorrei dire, in questo momento così significativo, quanto conti capire che questa è la prima grande occasione per dare senso al fatto che i figli esistono grazie a noi ma che non sono nostri, che la vita dei nostri figli non è la nostra vita, che i desideri e il futuro dei nostri figli non sono i nostri desideri e non possono essere il nostro futuro. Una libertà che si sostanzia a maggior ragione nel sostenerli in questa scelta, che li metta nella condizione di sentire che sì, questo è un primo tempo in cui si inizia a diventare grandi e ci si affaccia alla vita adulta, ma con il conforto di sentirsi, un passo più indietro, coperti da chi in ogni istante dirà tutta la stima e la fiducia possibili.
Ai ragazzi e alle ragazze infine forse scriverei giusto un messaggino WhatsApp, tipo questo: «Caro/a, in questo momento, per te bello e complesso, vorrei dedicarti un pensiero: sei un/a ragazzo/a splendido/a, con mille talenti. Fiorirai come un fiore raro e prezioso. Scegliere la scuola è di certo una cosa importante, ma la cosa più importante c’è già: sei tu. Qualunque sarà la tua scelta noi saremo sempre con te, per supportarti ma soprattutto per ammirarti e ringraziare, a nome del mondo intero, per il dono che tu sei. Coraggio, sei un/a ragazzo/a splendido/a, una vita meravigliosa ti aspetta».
23 gennaio 2019

