Terremoti: «Investire nella ricerca»

È l’appello dei ricercatori dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia: «Poche le probabilità di un evento sismico a Roma»

È l’appello dei ricercatori dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia: «Poche le probabilità di un evento sismico a Roma» 

«Non siamo in grado in questo momento di dire se si verificherà un altro terremoto domani o nei prossimi giorni. Non ne prevediamo nelle zone già colpite dagli eventi sismici di agosto ed ottobre ma potrebbero verificarsi dei terremoti nelle zone adiacenti, lungo la dorsale appenninica, dove è concentrata la sismicità». A parlare è Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e professore ordinario al dipartimento di Scienza della Terra dell’Università La Sapienza, intervenuto questa mattina, venerdì 16 dicembre, al teatro “Quirino” dove si è svolto un corso di formazione per giornalisti dal titolo “Rischio sismico nel Lazio: dall’evento sismico alla corretta informazione”.

Come ha evidenziato il geologo, al
momento è «impossibile prevedere quando avverrà un terremoto ma è possibile individuare la zona dove potrebbe verificarsi. Ci sono zone in cui non si registrano terremoti “importanti” da oltre 50 anni e potrebbero essere colpite in futuro. Non sappiamo quando ma dove, questo perché non abbiamo ancora compreso i parametri da studiare. Se si investisse di più nella ricerca si potrebbero fare passi avanti anche in questo senso». In Italia ci sono 350 postazioni sismiche e il nostro Paese, ha spiegato Doglioni, contrariamente a quanto si possa pensare, è in continuo movimento, ci sono anche 20/30 terremoti al giorno con bassa magnitudo che vengono registrati solo dagli strumenti e spesso non sono avvertiti neanche dalla popolazione. Nelle zone colpite dai terremoti del 24 agosto e del 30 ottobre ci sono stati 38 mila eventi sismici (dati aggiornati al 15 dicembre). «Non si esclude che potremmo arrivare a 40 mila eventi sismici – spiega Doglioni – si tratta di una delle sequenze sismiche più lunghe, dopo quelle del terremoto di Assisi che durarono circa 6 mesi».

Non è esente dal rischio sismico neanche
la Capitale. «Rispetto alla dorsale appenninica è minore la possibilità che si possa sviluppare un terremoto a Roma che però risente dei movimenti tellurici che si verificano nelle Regioni vicine». A tal proposito il geologo Antonio Colombi, dell’Agenzia Regionale della Protezione Civile, ha sottolineato, «Roma ha una sua sismicità divisa in due zone: a Colli Albani, per esempio, le scosse di terremoto non sono inusuali considerata la presenza di un vulcano attivo». Per Colombi i territori più vulnerabili sono quelli in cui è assente il piano di emergenza e un sistema di risposta all’emergenza . «In Italia – ha aggiunto – abbiamo pochissimo tempo da dedicare alla prevenzione, preparazione, informazione e formazione. Partiamo sempre dalle emergenze con tempi lunghissimi per il post emergenza».

Per Daniela Pantosti, direttore della struttura terremoti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, è importante studiare a fondo un terremoto «perché la conoscenza del fenomeno è alla base della mitigazione del rischio. Il terremoto è inoltre l’esperimento dal quale impariamo, perché solo conoscendo il passato siamo in grado di comprendere il futuro. Studiando la sismicità storica dell’Italia abbiamo per esempio imparato che i terremoti più forti si registrano lungo la dorsale appenninica».

Presenti all’incontro anche Lazzaro Pappagallo, segretario dell’Associazione Stampa Romana e Concetta Nostro, ricercatrice dell’Ingv, la quale ha illustrato i canali telematici di comunicazione dell’Istituto, dal sito internet alla pagina Facebook, e ha ricordato la campagna “Io non rischio”, attiva già da sei anni, che vede impegnati giovani volontari i quali una volta l’anno incontrano i cittadini per sensibilizzare e informare sui rischi sismici e alluvionali.

16 dicembre 2016