Terremoto: da Acs 500mila euro per la Siria
La fondazione già attiva sul campo in città come Aleppo e Lattakia. «Le persone hanno paura, ma stanno mostrando una solidarietà che non vedevamo da 12 anni»
È di mezzo milione di euro lo stanziamento di aiuti immediati che la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) offre ai cristiani in Siria, colpiti dal terremoto che il 6 febbraio scorso ha devastato anche la Turchia. Un intervento che rafforza la presenza e i progetti già in atto, da parte di Acs, in città come Aleppo e Lattakia – entrambe con una significativa presenza cristiana -, dopo molti anni di guerra e il relativo collasso economico del Paese.
A spiegarlo è Xavier Stephen Bisits, capo della sezione Libano e Siria di Acs internazionale, recatosi ad Aleppo subito dopo il terremoto, secondo cui alcuni dei progetti di soccorso già approvati mirano a far fronte a bisogni immediati e a breve termine. «Stiamo lavorando con i francescani di Lattakia, che stanno fornendo coperte e cibo alle famiglie sfollate – informa -. Gli armeni ortodossi di Aleppo hanno preparato un progetto per fornire medicinali alle famiglie sfollate. L’Istituto del Verbo Incarnato vuole lavorare con noi per un’iniziativa per le famiglie colpite e abbiamo anche un progetto con il St. Vincent de Paul per fornire cure agli anziani, molti dei quali hanno scelto di non uscire di casa e vivono da soli». Il progetto più importante però è quello per aiutare le persone a tornare a casa il più rapidamente possibile, il che richiede che le case vengano ispezionate dagli ingegneri, per assicurarsi che non ci siano rischi di crollo.
Secondo Bisits, le nove diverse Chiese cristiane presenti ad Aleppo vivono già una proficua collaborazione. «Mercoledì notte il Sinodo dei vescovi cattolici si è riunito ad Aleppo e ha convocato un team di ingegneri che inizierà a valutare i danni alle case delle famiglie cristiane e il costo approssimativo per ciascuna di esse. Si tratta di qualcosa per cui spero che Acs possa fornire aiuto, e siamo certi di essere in grado di farlo in modo molto professionale. Anche i vescovi ortodossi saranno impegnati e invieranno rappresentanti o parteciperanno a queste discussioni per assicurarsi che il nostro aiuto includa tutta la Chiesa», aggiunge. Sempre sul fronte abitativo, la fondazione pontificia è in contatto anche con il Comitato misto di Aleppo, un organismo che rappresenta tutte le Chiese, per contribuire a finanziare un progetto per coprire i costi di affitto delle case per le famiglie i cui edifici hanno subito danni più ingenti, o sono stati completamente distrutti.
«Le persone hanno paura, ma stanno mostrando una solidarietà che non vedevamo da 12 anni in Siria. Le persone si riuniscono, condividono e pregano». È la testimonianza che arriva da Marie Rose Diab, una siriana che lavora per Acs a Damasco, che riferisce anche di un’iniziativa di «preghiera di unità» in tutte le chiese di Damasco, in altri governatorati e nella diaspora, che si è svolta ieri, 12 febbraio, in diretta sui social media.
Quanti hanno potuto, riferiscono ancora dalla fondazione, hanno lasciato le città più colpite. Si stava preparando a farlo anche padre Fadi Azar, sacerdote cattolico di Lattakia, dove otto cristiani sono rimasti uccisi. «Inizialmente avevamo pensato di lasciare Lattakia – racconta – ma abbiamo trovato tante persone nella nostra parrocchia, anche molte che non avevano auto, ed erano venute a rifugiarsi nella nostra chiesa, così abbiamo deciso di restare con loro. Ci stanno aiutando tanti ragazzi e ragazze della nostra parrocchia». Padre Fadi riferisce anche di tanti segni di solidarietà tra la gente: «Siamo rimasti profondamente commossi quando uno dei parrocchiani che di solito aiutiamo è venuto oggi con delle pagnotte da offrire agli altri».
13 febbraio 2023

