Terremoto, sequenza sismica «rara ma non anomala»

Oltre 1.100 gli eventi dal 30 ottobre alle 11 del 1° novembre. Valensise (Ingv): «La Capitale non presenta criticità. Episodi del genere ogni 50 anni»

Oltre 1.100 gli eventi dal 30 ottobre alle 11 del 1° novembre. Gianluca Valensise (Ingv): «La Capitale non presenta criticità. Episodi del genere ogni 50 anni»

Non accenna a fermarsi lo sciame sismico nel centro Italia. Consultando il sito internet dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, aggiornato alle 11 di martedì 1° novembre, è impressionante il numero di terremoti verificatisi dopo la forte scossa di magnitudo 6.5 di domenica 30 ottobre. Complessivamente gli eventi sismici sono stati oltre 1.100, dei quali oltre 240 i terremoti di magnitudo compresa tra 3 e 4 e 19 quelli di magnitudo compresa tra 4 e 5. Gli esperti ci tengono a sottolineare che in eventi simili «non c’è niente di anomalo. Sono sì fenomeni rari, una sequenza che può sembrare anomala, ma ci sono precedenti storici, seppur non identici a questo – spiega il sismologo e dirigente di ricerca Gianluca Valensise, dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) -. Basti pensare al terremoto di Colfiorito nel 1997: anche se le magnitudo erano inferiori, quella fu una sequenza sismica durata circa sette mesi con tre scosse principali e tante altre. Non c’è niente di particolarmente anomalo».

Se gli si chiede una supposizione sulla durata dello sciame sismico, Valensise non si sbilancia. «Noi non abbiamo previsioni in merito, ci sono buone probabilità che non ci siano altre grandi scosse ma non lo si può escludere a priori. Ci sono, invece, due fronti su cui ragionare – spiega -. Uno riguarda le repliche che si stanno registrando come quella di magnitudo 4.8 delle 8.56 di martedì 1° novembre, avvertita anche a Roma: ipotizziamo che potrebbero verificarsene altre con magnitudo pari a quella di martedì mattina e volendo anche un po’ di più. Diverso è il discorso sull’attivazione di eventuali nuove faglie per esempio verso nord-ovest (in direzione del maceratese e Camerino) o verso sud-est (Campotosto all’Aquila). Questa però è una possibilità sulla quale il giudizio è sospeso. Quello dell’Appennino è un sistema di faglie estremamente complesso. Noi a malapena sappiamo che esistono e come sono fatte le faglie che si trovano in queste zone, ma non sappiamo a che livello di carica di energia sono e se lo sforzo ulteriore arrivato da questi ultimi terremoti le ha portate vicino alla rottura».

L’esperto spiega quindi che il 24 agosto, quando si è registrato il devastante terremoto di Amatrice, «è stato il giorno in cui è arrivato a compimento un percorso di caricamento di quella faglia del Reatino. Le faglie vengono caricate dai movimenti geodinamici in grande scala. Quella specifica del 24 agosto era arrivata al suo punto massimo di sopportazione e si è mossa. Quelle vicine, che erano a loro volta prossime al massimo di sopportazione, hanno preso questo surplus di sforzo e si sono mosse a loro volta. Si parla di effetto domino ma mentre nel gioco la tessera cade nella successiva e la butta giù, qui non è detto che accada questo: perché una faglia attivi quella adiacente c’è bisogno che quest’ultima sia molto vicina al suo punto naturale di rottura, non basta il fatto di essere vicine».

Al momento è il Centro Italia ad essere messo in ginocchio dai terremoti «ma nulla toglie che in qualsiasi momento se ne possa registrare uno in qualsiasi altra zona del Paese – sottolinea Valensise -. Può accadere in ogni momento a prescindere da quello che è successo e che si sta verificando nel centro Italia». Il terremoto del 30 ottobre si è distintamente sentito anche a Roma. Per il sismologo «la Capitale non presenta delle criticità. Direi che il terremoto di domenica scorsa dimostra che tutto sommato la città non è così fragile. Terremoti così forti non ne capitano molti a Roma e come risposta sismica credo sia stata quella più forte dopo il terremoto di Avezzano del 1915; eventi di questo livello si registrano una volta al secolo, mediamente ogni 50 anni».

2 novembre 2016