Tor Marancia, quando la periferia diventa museo

Inaugurate le 18 opere realizzate sulle facciate dei palazzi da 20 artisti arrivati da tutto il mondo. L’obiettivo: riqualificare il quartiere popolare

Inaugurate le 18 opere realizzate sulle facciate dei palazzi da 20 artisti arrivati da tutto il mondo. L’obiettivo: riqualificare il quartiere popolare

Diciotto opere monumentali, per un totale di 2.610 metri quadri di spazio pubblico. Non in un museo, però, ma sulle facciate alte 15 metri di diversi palazzi di Tor Marancia, trasformata in un museo a cielo aperto. Sono le realizzazioni del progetto Big City Life, inaugurate ieri, lunedì 9 marzo, nell’ambito di Roma è tutta Roma, il piano del Campidoglio per le periferie romane, davanti al sindaco Ignazio Marino, all’assessore capitolino alla Cultura Giovanna Marinelli e al presidente del municipio VIII Andrea Catarci. Con loro anche il presidente di Fondazione Roma Emmanuele Emanuele e il commissario straordinario Ater Daniel Modigliani. Il risultato finale di un progetto partito l’8 gennaio scorso, che ha visto il coinvolgimento del territorio attraverso laboratori artistici e professionali con scuole e associazioni di quartiere.

L’obiettivo: riqualificare il quartiere popolare. Per questo sono arrivati a Tor Marancia da tutto il mondo 20 artisti, “armati” di 756 litri di vernice e 974 bombolette spray. Le opere realizzate ricoprono facciate alte 15 metri e misurano 145 metri quadri l’una. Per Marino è il segno di un’«attenzione alle nuove centralità, anche in un bilancio difficile come quello che stiamo votando in questi giorni in assemblea capitolina», ha dichiarato. Per Roma Capitale, ha aggiunto, «non è storica solo la passeggiata di via dei Fori Imperiali ma anche Tor Marancia». Al cuore c’è un’idea di città «nella quale le nuove centralità possano avere le stesse attenzioni del centro. Per questo guardiamo a questi interventi come iniziative da replicare negli altri quartieri, così come dobbiamo investire prevalentemente nelle aree che sono state dimenticate negli ultimi decenni», ha continuato.

Nelle parole del primo cittadino anche il grazie alla Fondazione Roma, «che sta aiutando la città», ma anche l’intento, nel nuovo bilancio, si alienare immobili e società «che non servono al Comune», per «avere risorse per la città», da investire anzitutto nella manutenzione di strade ed edifici. «Sono felice – gli ha fatto eco Emanuele Emmanuele – di aver potuto replicare qui un esperimento che mi ha emozionato già nel quartiere di San Basilio, con il progetto “Sanba”». E ha ripercorso le origini della street art, nell’America degli anni ’60. «Los Angeles, Miami, sud America: lì scoprii gli artisti di strada, che non hanno niente in meno rispetto ai grandi artisti le cui opere sono dentro musei e gallerie». L’idea, per il presidente della Fondazione Roma, è che «con questa opera di alto valore culturale e sociale anche coloro che vengono definiti “deturpatori del bene collettivo” possono educarsi e comprendere qual è la vocazione vera che deve assisterli».

Per l’assessore Marinelli è un inizio che «ha consentito di mettere in moto una serie di altri percorsi di street art e ci permetterà di costruire un percorso turistico. L’arte urbana è decisiva per la riqualificazione, il nostro compito è di contribuire al rafforzamento del tessuto sociale e culturale raccogliendo tutte le energie della città». Sulla stessa linea anche Modigliani, commissario straordinario Ater, che ha confermato la disponibilità dell’ente ad allargare il protocollo d’intesa ad altre parti della città. «Abbiamo già fatto molto – ha osservato – ma molto c’è ancora da fare».

10 marzo 2015