Torre Angela ricorda le vittime della droga

A Santi Simone e Giuda la Messa, nella giornata organizzata dal gruppo “Voglia di vivere”, attivo dal 1986. L’obiettivo: «Lanciare un messaggio di speranza»

A Santi Simone e Giuda la Messa, nella giornata organizzata dal gruppo “Voglia di vivere”, attivo dal 1986. L’obiettivo: «Lanciare un messaggio di speranza»

Ho scritto i nomi delle vittime sulla mia agendina ma è impossibile ricordarli tutti, anche perché non sempre riusciamo a mantenere i contatti con i loro familiari». Emilio Barricelli è tra i fondatori di “Voglia di vivere”, un gruppo nato all’interno della parrocchia dei Santi Simone e Giuda Taddeo, a Torre Angela. Ieri mattina, domenica 22 febbraio, alla Messa delle 11.30, ha letto l’elenco di tutti coloro che hanno perso la vita a causa della droga. «In 29 anni, sono oltre 600 i ragazzi che abbiamo aiutato ad entrare in comunità e purtroppo sono una cinquantina coloro che non ce l’hanno fatta». Una cifra «arrotondata per difetto». Certo, «non tutti sono morti per overdose», chiarisce Emilio, oggi nonno settantenne. «Ci sono le malattie collaterali all’utilizzo della droga, dall’Aids all’epatite, oppure incidenti stradali provocati dal mix micidiale di sostanze stupefacenti ed alcol». Emilio però li ha «raggruppati», spiega, «perché di mezzo c’è sempre quella roba».

Tutto è iniziato nel 1986, quando il parroco di allora invitò a un dibattito pubblico i volontari della Comunità Incontro. Quel giorno in dieci risposero all’appello di fondare un gruppo di sostegno e ascolto, nel tentativo di dare una risposta al dolore della città che già a quel tempo, e poi negli anni Novanta, viveva una vera tragedia. Roma era «flagellata – racconta il viceparroco don Filippo Martoriello – dal fenomeno della droga: oggi manca all’appello un’intera generazione». Basta farsi un giro intorno alla parrocchia: lungo il suo perimetro sono stati piantati alberi di ulivo. Uno per ogni vita stroncata per sempre. Emilio e gli altri presero ad accogliere i ragazzi che volevano uscire dal giro: li preparavano al percorso vero e proprio che avrebbero dovuto intraprendere nei centri della Comunità ad Amelia, in Umbria.

«Oggi sembra regnare una pax augustea, come se il problema non esistesse più. In realtà è molto più diffuso di quanto immaginiamo», è l’allarme che lancia don Filippo. Lontano dall’immagine del tossico buttato in strada con la siringa al braccio, «le sostanze sintetiche che oggi vanno per la maggiore sono più subdole e hanno costi talmente bassi da aver permesso l’accesso a un numero di persone sempre più grande». Ecco allora come la lotta alla droga non sia più la priorità. Tanto più che la paura di ritorsioni «da parte della criminalità organizzata» induce a voltarsi dall’altra parte. Circa 80mila abitanti, quello di Torre Angela «è un quartiere enorme, che non offre granché e dove i luoghi sani di ritrovo sono pochi. C’è la palestra, e c’è la parrocchia che lavora in frontiera. A prescindere dal proprio credo religioso, qui viene l’uomo, come diceva Giovanni Paolo II, “ferito dalla vita”». La Messa di memoria, allora, vuole riportare il problema al centro. Nel pomeriggio, nei locali parrocchiali si è svolto un incontro con esperti «chiamati a spiegare come intercettare il fenomeno». Spazio anche alle testimonianze di chi si è salvato. «Desideriamo lanciare un messaggio di speranza e dire che non tutto è perduto. Per questo – conclude don Filippo – lo slogan della giornata è stato “Liberi di vivere”».

23 febbraio 2015