Tumore al seno: guarire è possibile

In Italia nel 2019 si stimano 53mila nuovi casi ma cresce la percentuale di sopravvivenza. Ottobre è il mese della prevenzione

Le donne malate di tumore al seno che si affidano a una Breast unit autorizzata hanno il 18 per cento in più di probabilità di guarire. Affidarsi a un centro multidisciplinare garantisce migliori risultati a breve e lungo termine sia sul fronte della sopravvivenza sia della migliore qualità della vita dopo le cure. È questo uno dei dati più significativi in nostro possesso che spingono tutti noi a credere ancora di più nella lotta contro il tumore al seno. Ogni anno la ricerca scientifica compie nuovi passi in avanti, sia sul fronte delle nuove terapie sia nella conoscenza degli effetti a lungo termine delle cure del tumore al seno. Oggi, dal paradigma “one size fits all” si è passati alla personalizzazione del trattamento, grazie anche alla diffusione di test di profiling genetico dei tumori. Questo significa per la paziente poter essere curata applicando di volta in volta la combinazione più adatta alle sue esigenze, evitando la somministrazione di trattamenti inutili e in certi casi potenzialmente dannosi.

Ciononostante il tumore al seno è ancora oggi il primo a colpire le donne (30 per cento delle diagnosi), seguito dal colon-retto e dal polmone (entrambi 12 per cento). La stima per il 2019 è che in Italia vengano diagnosticati, complessivamente, 175mila casi di tumore maligno nella popolazione femminile. Per questo il tumore al seno resta una malattia da combattere con attenzione: la prima arma per vincerlo è la prevenzione. Anche quest’anno ottobre sarà il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno: un “Ottobre rosa” nel quale per un mese intero 38 strutture sanitarie in tutto il Lazio e molte altre in Italia offriranno una mammografia gratuita alle donne nella fascia di età tra i 45 e i 49 anni, quelle non comprese nello screening obbligatorio. Per tutto il resto dell’anno sono attivi sul territorio percorsi gratuiti di prevenzione per le donne dai 50 ai 74 anni.

Effettuare i controlli programmati ed essere puntuali negli appuntamenti periodici è infatti essenziale per rendere efficaci gli strumenti di prevenzione oggi a disposizione. Il tumore al seno è infatti ancora oggi la neoplasia più frequentemente diagnosticata nelle donne italiane in tutte le fasce di età e rappresenta la seconda causa di morte in Europa; ogni anno viene diagnosticato il tumore al seno a oltre 330mila donne dell’Unione Europea, secondo i dati dell’Oms.

In Italia nel 2019 si stimano 53mila nuovi casi diagnosticati di tumore al seno femminile, con numeri in crescita di anno in anno dovuti all’incremento dei controlli in molte aree del Paese. Positivo è anche l’aumento della percentuale di sopravvivenza tra le donne che si curano: tra il 2010 e il 2017 in Italia le pazienti sopravvissute sono aumentate del 26 per cento, arrivando in alcuni casi a percentuali dell’87 per cento, secondo i dati dell’Aiom (Associazione italiana di oncologia medica). Un risultato reso possibile dall’esistenza delle Breast Unit volute dall’Unione Europea.

A Roma e nel Lazio sono 15 i centri di Senologia raccomandati dall’Ue e individuati dalla Regione Lazio da qualche anno. La particolarità della Breast Unit è quella di poter trattare i singoli casi con un approccio multidisciplinare permettendo alla donna di affrontare la patologia avendo accanto un team di specialisti dedicati (case manager, senologo, oncologo medico, radiologo, radioterapista oncologico, anatomo patologo, chirurgo plastico, psicologo clinico), secondo i più alti standard europei, e accompagnata nell’intero percorso di malattia. Una realtà ancora poco conosciuta che se pubblicizzata porterà risultati ancora più efficaci nella lotta a questo male insidioso. (Vittorio Altomare, ordinario di Chirurgia generale, direttore Senologia Policlinico Universitario Campus Bio-Medico)

4 ottobre 2019