Tutela della vita, le proposte delle associazioni sociosanitarie

Gli obiettivi del rifondato Forum. L’impegno per la difesa dell’esistenza dal concepimento alla sua fine naturale, e la lotta alle disuguaglianze nella salute. Bova: «Insieme per combattere la cultura dello scarto»

«Sentiamo il dovere di rendere sempre più incisiva la nostra azione di promozione e di tutela della vita e della salute, specialmente nelle persone più fragili, con azioni di approfondimento culturale sui vari argomenti di nostro interesse, con azioni di testimonianza e di diffusione culturale dei  nostri  valori e con azioni di confronto con le istituzioni». Per presentare questi obiettivi il Forum delle associazioni sociosanitarie, che si è costituito il 17 settembre 2018 con la firma dello statuto – una prima esperienza era stata avviata una ventina di anni fa -, ha organizzato, lunedì 17 giugno, a Roma, un incontro con la stampa. A settembre scorso hanno aderito al Forum cinque associazioni di carattere nazionale: Associazione italiana pastorale sanitaria (Aipas), Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (Aippc), Associazione medici cattolici italiani (Amci), Movimento per la vita (Mpv), Unione cattolica farmacisti italiani (Ucfi). In occasione dell’incontro del 17 giugno sono stati ufficializzati tre nuovi ingressi: il Movimento cristiano lavoratori, l’Associazione  Difendere la  Vita  con Maria e l’Aris.

Tra i temi trattati, deriva  eutanasica, aborto, salute diseguale, umanizzazione della  medicina. «Lavorare insieme ci dà più forza», sostiene il presidente del Forum, Aldo Bova, che è medico ortopedico. Gli sta particolarmente a cuore il problema della salute diseguale: «Da diversi studi è emerso che i più poveri e incolti hanno una salute più precaria rispetto ai più ricchi e colti. Tra queste categorie di persone c’è una differenza di aspettativa di vita di cinque anni, gap che aumenta ulteriormente tra Nord e Sud Italia. È un fatto vergognoso». Il medico cita anche uno studio dell’Istituto Pascale di Napoli: «Su 3.200 pazienti trattati con la chemioterapia, il 25-30% circa dei più poveri e incolti non risponde alle cure. Adesso è stato avviato uno studio più approfondito per comprenderne la causa». Di fronte a questa situazione, aggravata  dai ventilati tagli dei fondi a sostegno del Servizio sanitario nazionale, il Forum sociosanitario proporrà che «il Ssn organizzi delle reti territoriali».

Inoltre, a livello di diocesi «vogliamo attivare in ogni parrocchia, con la collaborazione della Pastorale della salute, delle Caritas e dell’Azione cattolica, una sentinella per individuare le persone più fragili, bisognose di prestazioni sanitarie». Non solo: «I più ricchi devono pagare di più, deve esserci una gradualità nel pagamento delle prestazioni sanitarie». Contro la lungaggine delle liste di attesa, che spingono i malati a rivolgersi al privato, il presidente del Forum suggerisce di fare verifiche continue della loro correttezza, assumere più medici, aumentare le borse di specializzazione, tutelare i medici dalle cause temerarie. Bova annuncia anche un convegno, ad Assisi, a fine ottobre sul tema “Salute diseguale: agiamo sulla scia di San Francesco di Assisi”.

L’incontro ha offerto anche l’occasione per il lancio ufficiale di un’iniziativa promossa dal Movimento per la vita e condivisa dal Forum: “Cuore a cuore”. «Si tratta – spiega Marina Casini, presidente del Mpv e vicepresidente del Forum sociosanitario – di un appello alle donne, coinvolgendone quante più possibile, disposte a dichiarare che il concepito è un essere umano». Questa iniziativa, prosegue, «affonda le radici nella nostra lunga e consolidata esperienza a servizio della vita nascente, ma, nello stesso tempo, vorrebbe essere l’occasione per realizzare una nuova mobilitazione generale che promuova e consolidi la collaborazione con altre realtà associative». Per Casini, «le donne, in maggioranza, sono dalla parte della vita».

Al momento è stata attivata una mail dedicata cuoreacuore.mpv@gmail.com, a cui è possibile scrivere per aderire all’appello. «L’adesione – precisa Casini – è in forma libera. È sufficiente, per esempio, scrivere: “Aderisco all’appello alle donne e dichiaro che il concepito è un essere umano”, oppure “Condivido l’iniziativa e dichiaro che il concepito è un figlio”. Molto semplice!». Gli obiettivi di “Cuore a cuore” sono «dimostrare che la maggioranza delle donne è favorevole al diritto alla vita dei figli concepiti e domandare ai pubblici poteri, a ogni livello, che la società tutta intera, con le sue forze intellettuali e con le strutture politiche, sociali e assistenziali, si ponga senza equivoci dalla parte della vita».

Ciò concretamente significa «riconoscere legislativamente che il concepito è uno di noi, riformare la disciplina dei consultori familiari, potenziare concrete forme di solidarietà a livello istituzionale e associativo nei riguardi delle donne in gravidanza». Ampio spazio è stato dato, durante l’incontro, al fine vita, alla legge 219 del 2017 sulle dat e alle proposte di legge sull’eutanasia, attraverso l’intervento della psicologa e psicoterapeuta Barbara Costantini dell’Aipp, che ha messo in guardia dai rischi che corrono i più deboli e fragili e, in particolare, coloro che soffrono un disagio mentale. «In Europa una persona su quattro soffre di disturbi mentali, che comprendono malattie psichiatriche e neurologiche. In Italia una legge sull’eutanasia renderà, nel tempo, quello che oggi viene presentato come un diritto una scelta obbligata, per liberare se stessi e gli altri dalla sofferenza». Anche perché esiste una legge sulle cure palliative, la n. 38 del 2010, ma è difficile accedervi. Per Bova, «la legge sull’eutanasia automaticamente si annulla se c’è un buon rapporto medico-paziente. Se c’è vicinanza ai sofferenti è difficile che la persona scelga di morire. L’amore è la vera e unica risposta alla sofferenza». Rispetto, poi, alla questione dell’obiezione di coscienza che manca nelle proposte di legge sull’eutanasia, Bova è categorico: «Noi medici cattolici, a costo di andare in galera, ci rifiuteremo di eseguire un’eutanasia». (Gigliola Alfaro)

19 giugno 2019