Una Consulta per la tutela della gravidanza

Nasce un organismo di coordinamento a difesa della sicurezza di feti e neonati. Primo appuntamento: il 15 ottobre, Giornata del lutto perinatale

Nasce un organismo di coordinamento a difesa della sicurezza di feti e neonati. Primo appuntamento: il 15 ottobre, Giornata del lutto perinatale

“Oltre il tabù, per avere voce, per illuminare di conoscenza”: è questo lo slogan scelto da COESI, la Consulta delle associazioni per la tutela della gravidanza e per la sicurezza feto-neonatale presentata mercoledì 23 settembre all’Istituto Santa Maria in Aquiro. Composta dalle associazioni “Pensiero Celeste”, “La Quercia Millenaria Onlus”, “Piccoli Angeli”, “Genitori di una Stella”, “Safety &Life” e “SOS Pma”, la consulta riunisce persone che da anni si impegnano, ciascuna con una specializzazione, sul versante della sicurezza nella maternità e dell’assistenza in caso di morte perinatale. «Parlare di morte è un tabù. Sappiamo che è difficile ma fa parte della vita», spiega Andrea Napoli, presidente della Consulta e di “Pensiero Celeste”, dal nome della sua bambina morta troppo presto, «l’unica iscritta all’anagrafe sotto le 28 settimane. Questa è stata una delle nostre battaglie: da quest’anno finalmente un disegno di legge stabilisce un criterio unico (500 grammi di peso del feto) per dare l’opportunità ai genitori che perdono il loro bimbo di iscriverlo all’anagrafe. È solo un esempio, per indicare che se nel nostro piccolo facciamo qualcosa, uniti possiamo essere un valido interlocutore rispetto alle istituzioni».

A livello operativo la nascita della Consulta modifica di poco le attività delle singole associazioni, ma ha un grande valore dal punto di vista dialogico: «Parleremo con il ministero della Salute, il ministro Lorenzin, i dipartimenti di interesse, le commissioni e, per quanto compete gli aspetti legati alla sanità regionale, con i singoli assessori», promette la portavoce della Consulta, Carmela Cassese. «Ai tavoli tecnici non si parla di morte perinatale». Si definiscono così i decessi che avvengono poco prima o poco dopo la nascita. E non è un fenomeno da poco: interessa in media 9 bambini al giorno, coinvolgendo circa 180mila famiglie l’anno. «Solo che nel 30-40% dei casi – sottolinea la portavoce, che ha vissuto questa esperienza sulla sua pelle – le morti in utero sono ragionevolmente prevedibili: molte sono originate da errori medici o esami che bastava fare nel periodo preconcezionale o gestazionale. Nessuna delle nostre associazioni ha mai avuto la voce abbastanza alta o gli strumenti giusti per arrivare a parlare con chi le leggi le fa, ma da ora è questo il nostro impegno».

Il primo appuntamento in calendario è, intanto, per il 15 ottobre, Giornata mondiale della consapevolezza del lutto perinatale: in mattinata ci sarà una conferenza al Senato partendo dalla proposta di legge che prevede l’istituzionalizzazione di una corrispondente Giornata nazionale, un flash mob nel pomeriggio, davanti al Pantheon, con candele accese e lanci di palloncini, e poi, per la serata, momenti informativi e di approfondimento, letture e testimonianze.

«Ciò per cui ci batteremo sono sostanzialmente diritti», annuncia Sabrina Pietrangeli, presidente de “La Quercia Millenaria” e mamma di Giona, che doveva essere un “feto terminale incompatibile con la vita” e invece è un bel ragazzino di 12 anni. Prima di tutto, «il diritto alla conoscenza e all’informazione preconcezionale, perché serve consapevolezza dei rischi connessi a gravidanza e parto, alla luce dei rischi pregressi per familiarità o di eventuali problemi di salute. Secondo – prosegue la presidente della Quercia, che con i suoi dieci anni di attività è la più “anziana” tra le associazioni coinvolte – serve un protocollo unico per la gestione della gravidanza. Nei casi di gravidanze oltre termine, rivendichiamo il diritto di ogni donna a un parto giusto e sicuro per le condizioni della donna e del bambino. Vogliamo che le famiglie sappiano, sempre, che esistono strutture di secondo e terzo livello, dove si praticano chirurgia prenatale e terapie intensive; che il dolore sia consapevole: se a una mamma muore un bambino in grembo, devono nascere meccanismi di assistenza, campagne informative, gruppi di auto-aiuto per elaborare in modo sano il lutto, prevenire depressioni e atteggiamenti patologici. E poi aprirsi di nuovo alla vita positivamente».

25 settembre 2015