A livello globale circa 15 milioni di ragazze adolescenti tra i 15 e i 19 anni hanno subito violenza sessuale durante la loro vita. E resta molto alto il rischio di violenza sessuale sulle donne e le adolescenti che percorrono la rotta del Mediterraneo centrale. Il rischio è ancora più alto se si tratta di minorenni non accompagnate, oggi l’8% degli oltre 6.500 minori stranieri non accompagnati in Italia. A diffondere i dati è l’Unicef, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, celebrata ieri, 25 novembre.

In una recente ricerca condotta da Ismu in collaborazione con Unicef, Iom e Unhcr, che raccoglie le testimonianze di 19 ragazze arrivate in Italia come minori non accompagnate, il tema della violenza si ripresenta in quasi tutti i racconti. Tra i fatti riportati, i matrimoni precoci e gli abusi che ne seguono, la violenza sessuale subita nei Paesi di transito e in particolare in Libia. L’arrivo in Italia crea una situazione di sicurezza solo in alcuni casi, mentre tante donne e adolescenti sono soggette a sfruttamento sessuale. Anche il Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha recentemente riportato l’attenzione sul fenomeno nelle osservazioni conclusive 2019 al quinto e sesto rapporto periodico dell’Italia, facendo riferimento in modo specifico alla violenza di genere, «compresa la tratta di minorenni stranieri, in particolare di sesso femminile».

La ricerca congiunta ha mostrato che intervenire tempestivamente può avere effetti positivi. Eppure secondo un’analisi condotta su 30 Paesi solo l’1% delle adolescenti sopravvissute a violenza ha richiesto supporto a personale specializzato. «Le ragazze migranti e rifugiate sono oggi tra le categorie più a rischio di violenza, in particolare legata allo sfruttamento sessuale, per quanto sia difficile citare numeri esatti – osserva Anna Riatti, responsabile Unicef della risposta a favore dei bambini e adolescenti migranti e rifugiati in Italia -. Le giovani con cui veniamo in contatto ci stupiscono per la loro capacità di resilienza, sappiamo però che chi è sopravvissuto a violenza ha bisogno di supporto». L’Unicef, da parte sua, accompagna queste ragazze con interventi che puntano sull’empowerment e sull’accesso ai servizi utili. Quest’anno, informano, sono stati raggiunti con messaggi di prevenzione e supporto oltre 3mila migranti e rifugiati e formati circa 700 operatori.

26 novembre 2019