Usa: Biden si ritira dalla corsa alla Casa Bianca
Investita la vice Kamala Harris, che assicura: «Batterò Trump». Per lei, in gioco la possibilità di diventare la prima presidente degli Stati Uniti donna e di colore. I media americani: evento «senza precedenti». Il pieno sostegno a Harris annunciato su X
«Anche se era mia intenzione cercare la rielezione, credo che sia nell’interesse del mio partito e del Paese che io mi dimetta e mi concentri esclusivamente sull’adempimento dei miei doveri di presidente per il resto del mio mandato». Ieri, 21 luglio, alle 13.46 ora locale di New York, è stata pubblicata su X la lettera ufficiale con cui il presidente Usa Joe Biden annunciava il suo ritiro dalla corsa alla Casa Bianca. Dopo il primo confronto con lo sfidante repubblicano Donald Trump, il 27 giugno, incalzato da più parti, è stato dapprima restio, rilasciando interviste, tenendo conferenze stampa e comizi. Poi è arrivato il Covid e l’isolamento forzato, fino alla lettera pubblicata ieri, e al post nel quale esprime il suo pieno sostegno alla sua vice Kamala Harris perché sia nominata prossima candidata per il partito democratico nelle elezioni di novembre.
I media statunitensi parlano di un «evento senza precedenti». Per gli Stati Uniti infatti potrebbe aprirsi un processo storico, vale a dire la possibilità di vedere per la prima volta alla guida della prima potenza del mondo una donna, di colore, sposata con un ebreo. Riguardo alla scelta di Harris come sua “erede”, Biden l’ha definita «la migliore decisione che abbia mai preso», esortando i membri del partito a «unirsi e battere Trump». Lei, da parte sua, ha accettato l’investitura dicendosi «onorata. Mi guadagnerò la nomination e batterò Trump», ha assicurato in un post in cui allegava il link per le donazioni, dando già ufficialmente il via alla sua corsa presidenziale. Con l’endorsement di Bill e Hillary Clinton, e di decine di delegati ed ex delegati alla convention democratica.
Compatto, al suo fianco, il partito democratico: Harris avrebbe già ottenuto l’appoggio di oltre 500 delegati democratici, su un totale di 4.700 che saranno alla Convention in programma ad agosto a Chicago. «Questi non sono tempi normali e queste non saranno elezioni normali. Ma questa è la nostra America. E io ho bisogno di voi in questa battaglia», si legge in uno dei suoi primi messaggi di raccolta fondi. La reazione: un boom di donazioni per i democratici, che hanno raccolto in poche ore 46,7 milioni di dollari.
Nel caso in cui si scegliesse invece la strada delle “mini primarie”, potrebbero scendere in campo alcuni governatori, che eventualmente potrebbero anche fare da vice a Harris: Josh Shapiro (Pennsylvania), J.B. Pritzker (Illinois), Tony Evers (Wisconsin) e Andy Beshear (Kentucky). Più improbabili il governatore della California Gawin Newsom (considerato troppo liberal e di uno Stato già saldamente dem) e la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer. Possibile anche la scelta del segretario ai Trasporti Pete Buttigieg.
Anche il senatore indipendente della West Virginia Joe Manchin sta valutando di correre per la presidenza come democratico. Robert F. Kennedy Jr invita invece gli elettori a unirsi e appoggiare la sua candidatura da indipendente, ma si dice «aperto» ad ascoltare i leader del partito democratico qualora lo contattassero per sfidare Kamala Harris per la nomination.
In ogni caso, è la prima volta che un candidato possibile lascia la corsa elettorale quasi a ridosso delle elezioni e il partito deve agire senza perdere tempo, offrendo direttive immediate, perché alcuni Stati cominciano a votare già in settembre. Bill e Hillary Clinton, il Black Caucus del Congresso, e vari senatori e deputati hanno rapidamente appoggiato la Harris, mentre l’ex presidente Obama si è pronunciato per una convention aperta.
22 luglio 2024

