Vaccino anti-Covid, i primi 5 allo Spallanzani

Domenica 27 saranno un’infermiera, due medici, un operatore socio-sanitario e una ricercatrice. Magrini (Aifa): no controindicazioni assolute

Un’infermiera, due medici, un operatore socio-sanitario e una ricercatrice, tutti dipendenti dell’Istituto Lazzaro Spallanzani. Sono le prime cinque persone alle quali domenica 27 dicembre verrà somministrato a Roma il vaccino anti-Covid. Alla Regione Lazio sono state al momento destinate 955 dosi e i primi vaccinati saranno gli operatori che a loro volta saranno vaccinatori. «Bene la scelta dello Spallanzani sul primo vaccino ad una donna infermiera, un gesto simbolico e di attenzione a chi sta tutti i giorni in prima linea senza clamori al servizio dei cittadini. Rappresenta tutti gli operatori e le operatrici sanitarie», ha commentato l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato. Sul fronte contagi, ieri, 22 dicembre, su quasi 13 mila tamponi nel Lazio (+745) si registrano 1.288 casi positivi (+83), 56 i decessi (+14) e +1.775 i guariti. Il rapporto tra positivi e tamponi è al 9% e i casi a Roma città salgono a quota 600. Complessivamente gli attuali positivi sono 75.949 e i ricoverati 3.012 di cui 292 in terapia intensiva.

Numeri ancora importanti che fanno comprendere la grande attesa che ruota intorno alla somministrazione del vaccino. Si parte quindi domenica con lo Spallanzani. Dal 28 dicembre la campagna vaccinale sarà estesa alle Asl e alle aziende ospedaliere: all’Asl di Rieti e di Viterbo andranno 40 dosi ciascuno, Asl Roma 1 e Roma 2 riceveranno complessivamente 160 dosi, altre 150 saranno suddivise tra l’Asl Roma 3, il Gemelli e l’Umberto I. Il Campus Bio-medico e il Sant’Andrea riceveranno 20 dosi ciascuno, mentre 30 andranno all’ospedale pediatrico Bambino Gesù e altrettante a Tor Vergata. Il 29 dicembre toccherà all’Ifo (30 dosi), al San Camillo (50 dosi). Il San Giovanni, l’Asl di Frosinone, quella di Latina, Roma 4, Roma 5, e Roma 6, riceveranno ognuno 40 dosi e altre 15 sono state riservate per il personale dell’Ares 118.

I vaccini, provenienti dal Belgio, arriveranno in Italia a bordo di tir della Pfizer scortati dalle forze dell’ordine nella notte tra il 25 e il 26 dicembre. Complessivamente al nostro Paese sono state destinate 9.750 dosi di vaccino anti-Covid che in prima battuta saranno tutte consegnate all’ospedale Spallanzani, il quale a sua volta provvederà a dividerli in venti confezioni, una per ogni regione, che saranno distribuite dalle Forze armate. Il vaccino è somministrato in due iniezioni, a distanza di almeno 21 giorni l’una dall’altra.

Nicola Magrini, direttore generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), ha spiegato che «è approvato per tutta la popolazione sopra i 16 anni e non ha controindicazioni assolute. Non sono richieste accortezze particolari per sottopopolazioni specifiche né per anziani o immunodepressi, inclusi chi ha problemi di coagulazione del sangue o sanguinamento. Anche per la gravidanza e allattamento, che si era detto potessero essere controindicazioni assolute, non lo sono, perché anche in questo caso i benefici superano i rischi». A tal proposito Giorgio Palù, presidente dell’Aifa, ha rimarcato che il «margine di sicurezza è elevatissimo, intorno al 95%».

Secondo un’indagine condotta dall’Istituto Superiore di Sanità tra agosto e novembre, su un campione di 2.700 intervistati tra i 18 e i 69 anni, il 67% dichiara che sarebbe disposto a vaccinarsi (metà lo farebbe senza esitazione, l’altra metà con molta probabilità). Più propensi gli uomini (74%) contro il 60% delle donne. I giovani tra i 18 e i 34 anni sarebbero ben disposti a vaccinarsi (76%) rispetto ai 50-69enni (67%) e ai 35-49enni (59%). Fra gli ultra 65enni la disponibilità è decisamente più alta che nel resto della popolazione: l’84% dichiara che sarebbe disposto a farlo (il 57% certamente, il 28% probabilmente).

Il rapporto mette inoltre in evidenza che c’è una quota «non trascurabile» di adulti, pari al 33%, che non disponibile a vaccinarsi. «È anche bene sottolineare – si legge nell’indagine -, che si tratta di dati raccolti, in gran parte, nelle settimane precedenti l’uscita delle notizie sui vaccini in produzione, quindi non si può escludere che la maggiore disponibilità di informazioni, che saranno via via disponibili, sui vaccini, sulle loro caratteristiche ed efficacia, non possa indurre cambiamenti nella propensione dei cittadini.

23 dicembre 2020