Verso il Giubileo: effettuata la “recognitio” della Porta Santa della cattedrale

Il rito presieduto dal vicario capitolare Di Tora. Forato il muro che la sigillava ed estratta la capsa, la cassetta metallica che vi era stata murata alla chiusura dell’Anno Santo straordinario del 2016. Documenti e oggetti contenuti saranno consegnati al Papa

Nel silenzio della basilica di San Giovanni in Laterano, un colpo. Poi il secondo, il terzo e il quarto di fila. Si fanno sempre più forti. Uno dopo l’altro. Gli occhi di tutti sono fissi sul martello che sta aprendo un varco nel muro posto a protezione della Porta Santa. Sul pavimento cadono calcinacci e polvere. Le note del coro della cappella della basilica risuonano tra le navate. Sembrano quasi andare a ritmo dei colpi.

È iniziato così ieri sera, 3 dicembre, il rito della “recognitio”, la cerimonia in cui si verifica che la Porta Santa chiusa nell’ultimo Giubileo sia sigillata e pronta a essere riaperta per il nuovo Anno Santo. La stessa celebrazione si è tenuta lunedì 2 dicembre nella basilica di San Pietro, mentre si svolgerà domani, 5 dicembre, a San Paolo fuori le Mura, e il 6 dicembre a Santa Maria Maggiore.

A presiedere il rito, il vescovo Guerino Di Tora, vicario capitolare della basilica lateranense. Insieme a lui, l’arcivescovo Rino Fisichella, pro-prefetto del dicastero per l’Evangelizzazione e responsabile dell’organizzazione del Giubileo, l’arcivescovo Diego Ravelli, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, e il già vescovo ausiliare della diocesi di Roma Luca Brandolini. Tra gli altri, presenti anche i canonici del Capitolo lateranense.

«Alcune maestranze», come si legge nel rogito che è stato firmato alla fine, hanno forato il muro che sigillava la Porta Santa, aprendo un passaggio dalla parte interna della basilica, e hanno estratto la capsa, la cassetta metallica che vi era stata murata il giorno di chiusura dell’ultimo Giubileo, quello straordinario del 2016. Insieme ai vescovi e ai canonici, un ristretto gruppo di persone. Durante la cerimonia, c’è chi guarda in assoluto silenzio, chi si sporge leggermente con la testa per cercare di vedere meglio, chi scambia una rapida parola con il proprio vicino di posto e chi riprende con lo smartphone. Segno dei tempi che cambiano. Se si pensa all’ultimo Anno Santo ordinario del 2000, era forse impossibile anche solo immaginare che tutti, con un semplice telefono, potessero immortalare così facilmente la storia.

(foto: diocesi di Roma/Gennari)

Dura quasi venti minuti, l’operazione di foratura del muro e di estrazione della capsa. Sembra di assistere a un parto. C’è grande curiosità e trepidazione nell’aria. Il primo spiraglio che si intravede è accompagnato da più di un bisbiglio di stupore. Dal muro bianco che cede ai colpi del martello e dello scalpello emergono finalmente dei mattoni rossi. Dentro è custodita la cassetta metallica, che viene presa e portata in processione davanti all’altare maggiore. In testa, la croce con a fianco due candelabri. Anche il coro si unisce, mentre continua a cantare.

Un breve momento di preghiera aperto dall’intonazione del Padre Nostro e poi tutti nella cappella Colonna. Le emozioni di pochi minuti prima si ripetono uguali. Lo sguardo dei presenti è fisso sulla capsa. Il vescovo Di Tora scioglie il nastro rosso posto a protezione e i tecnici provvedono a rompere il rivestimento di zinco con la fiamma ossidrica. Ancora qualche minuto di attesa e poi il presule estrae una medaglia d’oro e quattro d’argento, corrispondenti rispettivamente al quarto anno e ai primi quattro anni di pontificato di papa Francesco (2013-2016), sedici medaglie di bronzo, in ricordo dei sedici anni trascorsi dall’ultimo Anno Santo (2001-2016), con l’aggiunta di altre due medaglie a ricordo delle Sedi Vacanti. Poi un cofanetto contenente la chiave della Porta Santa e un contenitore di piombo con la pergamena del rogito, che è stata letta dal cerimoniere pontificio, monsignor Ján Dubina, e firmata dai testimoni presenti.

Il rito della “recognitio”, così come è stato celebrato, è stato voluto per la prima volta da san Giovanni Paolo II per il grande Giubileo del 2000. Nel 2015, in occasione dell’inizio dell’Anno Santo straordinario della Misericordia indetto da Papa Francesco, era stato il cardinale Vallini a presiedere la celebrazione, insieme al maestro delle celebrazioni liturgiche di allora, monsignor Guido Marini, e allo stesso Fisichella. Erano presenti anche decine di fedeli e diversi turisti che si erano trovati a passare per una visita in basilica.

Tutti i documenti e gli oggetti della “recognitio” sono stati presi in consegna dall’arcivescovo Ravelli. Sarà lui a consegnarli a Papa Francesco, che alle 19 del 24 dicembre presiederà la Messa nella basilica di San Pietro e a seguire procederà con il rito dell’apertura della Porta Santa. Come sottolineato dall’arcivescovo Fisichella lo scorso 28 ottobre in sala stampa vaticana, il pontefice sarà il primo a oltrepassarla e inviterà a seguire il suo esempio quanti giungeranno nel corso del Giubileo.

4 dicembre 2024