Verso l’Incontro mondiale delle famiglie: la Chiesa in ascolto

Nel solco del cammino sinodale, l’incontro promosso dal Centro diocesano con i nuclei e le associazioni che li rappresentano. Il vescovo Gervasi: «Qui c’è la speranza»

Il countdown è iniziato. Mancano 56 giorni e una manciata di ore al X Incontro mondiale delle famiglie che si terrà a Roma dal 22 al 26 giugno e il Centro diocesano per la pastorale familiare, nel solco del cammino sinodale, accoglie riflessioni e suggerimenti per sostenere sempre più quella che Papa Francesco definisce «una fabbrica di speranza», che necessita di cure, protezione e accompagnamento. Famiglie lacerate dalla guerra, adottive, numerose, accoglienti, con un figlio disabile, ieri sera, 26 aprile, hanno dato voce alle tante problematiche che si affrontano quotidianamente tra le pareti domestiche. Durante l’incontro “Famiglie: la Chiesa in ascolto” promosso dal Centro per la pastorale familiare di Roma e svoltosi nell’Aula della Conciliazione del palazzo Lateranense, Irina e Sofia, madre e figlia fuggite dall’Ucraina stravolta dalla guerra, hanno posto l’accento anche sulle problematicità incontrate da chi è costretto a rifugiarsi in un Paese straniero senza conoscerne la lingua, avere conoscenze o punti di riferimento. Ostacoli che si possono in parte superare se si trova una piccola “chiesa domestica” pronta ad aprire le porte di casa, come, in questo caso, la famiglia di Pietro e Erika, genitori di sei figli. Per loro ospitare Irina e Sofia è «accogliere Cristo».

Alessandro e Giulia, genitori di Matteo, un bimbo di 4 anni affetto da una malattia genetica rarissima, non hanno nascosto che «la disabilità comporta tante difficoltà ma Matteo è un dono meraviglioso che rallegra la vita di chi gli è accanto». Resta la paura per il futuro, per quando i genitori non avranno la possibilità di accudirlo e per questo i coniugi auspicano che «le associazioni cattoliche legate alla Chiesa investano sempre più nel sociale». Daniela Salernitano, ginecologa dell’Ospedale Fatebenefratelli e mamma di 5 figli, ha chiesto alle parrocchie di “ripartire” dato che «le chiusure dettate dalla pandemia hanno portato la Chiesa a perdere un po’  l’aspetto sociale, soprattutto in relazione ai giovani». Giulia Di Gregorio, responsabile sviluppo associativo, welfare e servizio civile delle Acli di Roma, mamma adottiva di due ragazzi, ha invece invitato «a un’accoglienza che non faccia differenze tra famiglie biologiche e famiglie adottive».

Un incontro, quello di ieri, durante il quale si è «respirato il senso di famiglia e che invita tutti a sentirsi famiglia – ha detto il vescovo Dario Gervasi, delegato diocesano per la pastorale familiare -. La famiglia è centrale, da essa si riparte e in essa c’è la speranza. Ha una prospettiva futura e c’è bisogno che le famiglie si uniscano in rete tra loro, in comunione con la Chiesa e le istituzioni, perché anche queste sono composte da persone che hanno famiglia». Per don Dario Criscuoli, direttore del Centro diocesano per la pastorale familiare, l’incontro ha anticipato i temi del X Incontro mondiale delle famiglie e messo ancora più in evidenza che queste sono «il luogo dove si impara a vivere, dove si matura, si cresce umanamente ma sono anche spesso teatro di combattimenti e fatiche, luogo di criticità e di necessità urgenti».

La famiglia è «una risorsa e non un problema della società», ha ribadito il ministro per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti, spiegando che la misura del Family Act si muove proprio nella direzione di valorizzare le famiglie italiane. Per l’assessore comunale alle Politiche sociali e alla salute Barbara Funari bisogna interrogarsi sul perché a Roma si registra il 44% delle famiglie monocomponenti. «La domanda da farsi è cosa spinge tante persone a scegliere di stare da soli, cosa significano tante solitudini. Le famiglie vanno promosse e sostenute», ha aggiunto. La famiglia è «il nucleo sociale originario al quale dare necessariamente dignità – ha evidenziato Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma -. Abbiamo svilito il senso dell’unione fatta di lavoro, di amore, di futuro, di una progenie e di amore verso il Signore. Ci siamo dimenticati tutto questo, presi da problematiche che altri hanno voluto fossero priorità da seguire». Una famiglia che viene lasciata da sola «muore – ha sintetizzando Gigi De Palo, presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, tirando le fila dell’incontro -; la famiglia che regge e funziona è quella che fa rete con le altre famiglie ed è questo che si sta cercando di organizzare per il dopo 27 giugno, ossia all’indomani dell’Incontro mondiale delle famiglie».

27 aprile 2022