Il 13 e il 14 ottobre la hall del Policlinico si trasforma in una grande area di training per gli studenti del corso di laurea in Medicina, ma anche per i visitatori che vorranno cimentarsi con le manovre salvavita
Due, tre minuti. È il tempo necessario per salvare la vita a chi è vittima di un arresto cardiaco. Ecco perché è importante diffondere nella popolazione conoscenze semplici, che riducano la diffidenza e il senso di impotenza davanti a situazioni del genere. In Italia le campagne nazionali su questo tema non c’erano mai state fino allo scorso anno, quando su invito dell’Unione Europea, nel nostro Paese è nata “Viva! La settimana per la rianimazione cardiopolmonare”. Italian Resuscitation Council (IRC) e IRC Comunità hanno coinvolto centinaia di istituzioni, enti, società scientifiche, associazioni e volontari che con varie iniziative hanno cercato di informare il maggior numero di persone su questi temi (www.settimanaviva.it)
Il Policlinico universitario Gemelli e la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica aderiscono nuovamente all’iniziativa con l’Open Day della rianimazione cardiopolmonare: infatti le lezioni pratiche su questo tema per gli studenti del sesto anno del corso di laurea in Medicina e Chirurgia si svolgeranno nelle giornate di lunedì 13 e martedì 14 ottobre, dalle 9 alle 13 nella hall del Gemelli, invece che nelle aule universitarie sotto la guida dei rianimatori dell’Istituto di Anestesiologia e Rianimazione della Cattolica diretto dal professor Massimo Antonelli. Gli istruttori, coordinati dal dottor Claudio Sandroni e dal dottor Andrea Scapigliati, permetteranno alle migliaia di visitatori dell’ospedale di vedere e magari provare le manovre di rianimazione su speciali manichini e così scoprire che per salvare una vita possono essere sufficienti conoscenze semplici e poche manovre.
Una recente ricerca danese ha constatato come nell’arco di 10 anni ci sia stato un aumento della sopravvivenza dopo arresto cardiaco associata a un aumento dei casi in cui i testimoni iniziavano le manovre di rianimazione. Ma l’aumento dei testimoni salvatori non sembra casuale. In questi 10 anni in Danimarca sono stati introdotti interventi sociali come l’addestramento obbligatorio alla rianimazione cardiopolmonare nelle classi elementari e durante la scuola guida. Di conseguenza, i casi in cui i testimoni ci hanno messo le mani sono passati progressivamente dal 20% a oltre il 40% e la sopravvivenza all’arrivo in ospedale dal meno del 10% a più del 20%.
10 ottobre 2014

