Zuppi: «Il lavoro sociale della Chiesa è costruire e difendere la pace»

Il presidente della Cei ha celebrato la Messa di chiusura del XII Festival della dottrina sociale, a Verona. «Siamo responsabili gli uni degli altri. Nessun uomo è un’isola»

«La dottrina sociale non è di una parte, né di un partito. Anche se prende posizione, sta sempre dalla parte della persona». A sottolinearlo è stato il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi, nella Messa che ha concluso la XIII edizione del Festival della dottrina sociale, a Verona dal 24 al 26 novembre sul tema “Socialmente liberi”. È la seconda partecipazione del porporato alla manifestazione. «Ricordo con tanto affetto il primo motivo per cui venni – ha detto, andando con il pensiero all’edizione dello scorso anno -: i funerali di un sant’uomo, don Francesco Marchi, che era parroco a Torre Angela, la parrocchia dove i fidei donum di Verona vennero missionari nell’estrema periferia di Roma».

Zuppi ha richiamato tutti alla responsabilità sociale perché «la Chiesa e i cristiani – ha ricordato – vivono nel mondo, non ne hanno paura, ma hanno paura di diventare come il mondo se perdono l’amore di Gesù o lo fanno diventare un tranquillante per il proprio benessere individuale». La responsabilità verso il prossimo appartiene a tutti perché «nessun uomo è un’isola». E il Vangelo, pur non dando tutte le soluzioni, «ci insegna a trovare una risposta a tutti i problemi – ha sottolineato -, perché ci insegna ad amare tutti». Di qui l’invito a riscoprire il senso di vivere e stare insieme perché «la libertà personale è unita a quella comunitaria», ha ricordato ancora il presidente dei vescovi, secondo cui «tutti gli impegni che derivano dalla dottrina sociale della Chiesa sono attenti alla carità, che secondo l’insegnamento di Gesù è la sintesi di tutta la legge». E questo «richiede di riconoscere che l’amore si manifesta in tutte le persone che cercano di costruire un mondo migliore. Ecco perché è così tanto importante riflettere e arricchire sempre – sono ancora le parole di Zuppi -. È sempre dinamica la dottrina sociale della Chiesa. Diciamo così, non si finisce mai di imparare. Si accresce sempre. Si approfondisce sempre».

Ancora, «abbiamo tanto bisogno di una politica, di un’economia, di persone responsabili che in ogni loro servizio pensino con una visione ampia. E che portino avanti un “nuovo approccio integrale, includendo in un dialogo interdisciplinare i diversi aspetti della crisi”. Si tratta di un progetto comune per l’umanità, presente e futura, affidato a ciascuno, nella libertà delle scelte, ma nel rigoroso impegno a vivere questo amore cristiano». Nelle parole del porporato, «la dottrina sociale della Chiesa non è difficile, è bellissima, perché davvero ci fa capire che siamo insieme. Quando non c’è amore tutto è complicato. Troppo difficile, richiede troppo». Al contrario, «quando c’è amore siamo contentissimi, scopriamo tante cose nostre, tante capacità nostre, nell’investire la nostra vita, nel costruire una società più giusta».

Commentando la pagina evangelica della domenica, il cardinale ha rilevato ancora che «le condizioni di cui il Vangelo ci ha parlato sono prodotte tutte dalla guerra», che «affama, asseta» i popoli. «In un mondo pieno di divisioni e di meschinità, minacciato dalla pandemia, attraversato dalla violenza e dalla guerra, capiamo la nostra vera forza: essere suoi, appartenere a Lui». Zuppi poi ha ammonito: «Il lavoro sociale della Chiesa è costruire la pace, è difendere la pace». Questo fa sì che la nostra attenzione possa essere rivolta «verso gli altri», e che «diventi intelligenza, progetto, cura e ci fa sperimentare già oggi la stessa gioia che nessuno ci potrà togliere, perché siamo felici quando facciamo agli altri quello che vogliamo sia fatto a noi e solo per amore».

27 novembre 2023