Con il Borgo ragazzi per scrivere «un’altra storia»

La campagna del Centro per raccogliere fondi e dare una mano in città, tra i giovani e le famiglie in crisi. Don Aspettati: «Pensiamo a chi chiede dignità»

La campagna del Centro per raccogliere fondi e dare una mano in città, tra i giovani e le famiglie in crisi. Don Aspettati: «Pensiamo a chi chiede dignità»

Florin è un ragazzo rom che proviene dal campo di via di Salone a Roma, sorride e racconta con orgoglio la sua storia: «Avevo problemi a scuola e pensavo che non ce l’avrei mai fatta, ma ho trovato degli insegnanti, anzi, degli amici. È così che sono riuscito a prendere la licenza media e dopo ho cominciato a fare dei corsi di avviamento al lavoro. Ho imparato la lingua dei segni, ho fatto teatro, ma quello più importante è stato il corso di ristorazione che mi ha permesso di diventare, se non proprio chef, almeno aiuto cuoco». Florin ci è riuscito grazie a uno dei percorsi di “Insieme a te è un’altra storia”, il progetto del Borgo ragazzi Don Bosco per migliorare concretamente la vita di ragazzi e famiglie che vivono in contesti degradanti. Il Borgo articola la sua azione in tre modi che passano attraverso le esperienze dell’oratorio e del centro giovanile, del Centro Formazione e dell’azione mirata sulle aree di disagio ed emarginazione.

La campagna “Insieme a te è un’altra storia”, presentata venerdì 17, mira a raccogliere fondi per dare una mano dove serve. Don Stefano Aspettati, direttore del centro Salesiano, spiega: «Pensiamo alle persone dell’Africa che non hanno cibo, e questo è molto bello, ma anche nel nostro contesto sociale viviamo una situazione di emergenza, e noi pensiamo alle persone che hanno bisogno un’altra cosa altrettanto importante: la dignità. Senza formazione e appoggio, resterebbero svantaggiate per tutta la vita». Grazie alle donazioni, la campagna si concretizza in quattro progetti. Oltre alla formazione per il lavoro e al sostegno psicologico, il primo è quello di perseguire una situazione di semi-autonomia per i destinatari dell’aiuto. «Immaginiamo un ragazzo accolto in casa famiglia che compie 18 anni e un giorno. Se fino al giorno prima veniva aiutato e ospitato, compiuta la maggiore età perde questo diritto, e in quell’età critica si ritrova da solo», spiega Alessandro Iannini, educatore.

«In quella particolare fase della vita, non è possibile restare da soli dall’oggi al domani». Marica, psicoterapeuta, si occupa invece dell’inserimento all’attività sportiva: «Parliamo di una ragazza di 13 anni, la chiameremo Viola per riservatezza, lei è rom. Non riusciva a comunicare perché non conosceva la lingua italiana e viveva in un contesto familiare difficile. Aveva una passione: la pallavolo. Attraverso la sua passione si è inserita in un gruppo con cui ha socializzato e ha potuto rendersi più autonoma dalla sua famiglia». Lorenzo Colli, educatore del progetto, mostra grande soddisfazione: «Chi vive in un contesto migliore di questi ragazzi, certamente ha qualcosa per cui essere grato: per questo restituiamo, con la nostra opera e con l’aiuto economico, parte di quello che abbiamo ricevuto».

Per cambiare la vita di queste persone basta pochissimo, non è retorica. Daniela Fratantonio, coordinatrice del progetto, lo spiega con i numeri: «Con 700 euro annuali destinati in media a ragazzo o a nucleo familiare, siamo riusciti a dare una nuova speranza». Con più fondi si potrebbe fare molto di più. Don Aspettati ne parla con passione: «Don Bosco diceva “Buoni cristiani, onesti cittadini”. È il nostro obiettivo. Attualmente le rette sono insufficienti e i finanziamenti regionali troppo pochi. Andiamo avanti grazie alla Provvidenza. È un lavoro enorme ma noi continuiamo mantenendo la nostra identità. Ho l’onore di poter lavorare per la crescita dei ragazzi e di contemplare quello che Dio compie in loro».

 

20 aprile 2015